A Roma battezzato il nuovo Comitato nazionale per la ricerca in cyber security

Il 21 febbraio a Roma è stato costituito il nuovo Comitato nazionale per la ricerca in cyber security, con l'obiettivo di coordinare l’eccellenza nazionale della ricerca nel settore e di realizzare azioni a livello nazionale e internazionale per il sistema Paese: progettare un ecosistema nazionale più resiliente agli attacchi cyber; migliorare la continuità di servizio delle infrastrutture critiche, della pubblica amministrazione e delle filiere produttive strategiche; sviluppare piani di formazione per aumentare la 'workforce nazionale' in cyber security; migliorare la consapevolezza di imprese e cittadini rispetto alle minacce cyber; infittire la collaborazione con organizzazioni europee e internazionali.

Il lavoro di coordinamento svolto dal Comitato permetterà, inoltre, di rafforzare l’eccellenza scientifica italiana in questo settore grazie alla promozione di attività nazionali e internazionali e al continuo flusso informativo che sarà realizzato tra le università, istituti di ricerca e la società nelle sue varie articolazioni.

Il Comitato è aperto a tutte le organizzazioni di ricerca nazionali. In fase iniziale, è costituito dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e dal Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini). Il Cini consorzia 44 università pubbliche riunendo, attraverso il Laboratorio nazionale di cyber security, più di 300 ricercatori nell’area della cyber security. Il Cnr, attraverso il Dipartimento di ingegneria, Ict e tecnologie per energia e trasporti (Diitet), ha promosso un’area progettuale sulla cyber security che coinvolge più di 100 ricercatori che operano negli istituti dell’ente presenti su tutto il territorio nazionale. Il coordinamento del Comitato viene è stato affidato al direttore del Laboratorio nazionale di cybersecurity.

L’accordo tra Cnr e Cini è stato firmato dal presidente del Cnr, Massimo Inguscio, e dal presidente del Cini, Paolo Prinetto, alla presenza del prefetto Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza della Repubblica della presidenza del Consiglio dei Ministri.

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Per Inguscio, “lo sviluppo delle tecnologie per la cyber security non è solo un’esigenza per la sicurezza del Paese, ma anche una grande opportunità di sviluppo. È, infatti, un settore in continua quanto veloce evoluzione. Il mercato mondiale della sicurezza informatica è destinato a crescere da 75 miliardi di dollari (2015), a 170 nel 2020. Si prevede che la domanda mondiale di posti di lavoro in questo campo sarà di 6 milioni entro il 2019, con un deficit previsto di 1,5 milioni di posti. C'è ormai consapevolezza diffusa che ricerca e soggetti pubblici e privati debbano coordinarsi per fornire una risposta comune e articolata a una minaccia che mette a repentaglio la sicurezza nazionale e consentire al Paese di sfruttare le opportunità di sviluppo connesse alla cyber security”.

Come illustrato da Prinetto, “con l’attivazione del Comitato, Cini e Cnr decidono di cooperare in modo sempre più stretto e sinergico per mettere al servizio del sistema Paese le più prestigiose e significative realtà della ricerca pubblica nazionale sulla cyber security”.

Per Roberto Baldoni, coordinatore del Comitato nazionale per la ricerca in cyber security, “l’implementazione di un programma che permetta di innalzare le difese cibernetiche del nostro Paese, come richiesto dal nuovo Dpcm, ha bisogno di coinvolgere una comunità ampia che includa settore governativo, privati e ricerca. Il Comitato nazionale per la ricerca in cyber security vuole essere un elemento fondante di questa comunità coagulando le eccellenze italiane nelle università e nella ricerca pubblica per rispondere alla complessità e all’ampiezza dei problemi posti dagli attacchi cyber. Attacchi che la continua trasformazione digitale renderà sempre più pervasivi, articolati e complessi”.

 

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