All’attacco del Made in Italy

Secondo quanto rilevato nei nostri servizi segreti, e reso pubblico dalla “Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza”, l'Italia presenta “spazi di incubazione, attecchimento e moltiplicazione di fattori di rischio. Ciò sotto un triplice profilo: l'azione aggressiva di gruppi esteri che, con il supporto delle entità statuali di riferimento, possono sviluppare mirate strategie acquisitive di patrimoni industriali, tecnologici e scientifici nazionali, nonché di marchi storici del Made in Italy a detrimento della competitività delle nostre imprese strategiche”.
Un messaggio indirizzato soprattutto alle piccole e medie imprese, sempre più obiettivo dei capitali stranieri interessati ad acquisirne il controllo. Si tratta di manovre che, nel breve periodo possono essere lette positivamente, in quanto apportano liquidità, ma “sono apportatrici nel medio periodo di criticità. Ciò in dipendenza del rischio di sostituzione, con operatori di riferimento, delle aziende italiane attive nell'indotto industriale interessato dall'investimento diretto ovvero proprietarie di tecnologie di nicchia, impiegate nei settori della difesa, dell'aerospazio e della sicurezza nazionali, come pure nella gestione di infrastrutture critiche del Paese”.
Secondo le indicazioni raccolte, la presenza asiatica si sta ulteriormente sviluppando in settori emergenti, come il fotovoltaico, e di rilievo strategico, quali le telecomunicazioni e le infrastrutture logistiche, mentre Paesi del Golfo Persico appaiono interessati ad aziende nazionali operanti principalmente nei campi del turismo, dell'immobiliare e del lusso.

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