Assemblea Federmacchine, 2012 fiacco per l’industria dei beni strumentali

Mercato

Una produzione stabile (28,9 miliardi di euro, -0,8% rispetto al 2011), un export in crescita (+2,2%, con 21,8 miliardi) e una debolezza del mercato interno in continuo aumento (-8,9% le consegne nel Paese, con 7,2 miliardi di euro) è il quadro 2012 dell'industria italiana costruttrice di beni strumentali rappresentata da Federmacchine. E' un copione ormai noto, andato in scena nei principali comparti industriali manifatturieri del Paese, i cui dati di consuntivo confermano una stabilità mantenuta solo grazie alle vendite sui mercati esteri e un ridimensionamento del mercato domestico ormai strutturale. Tuttavia, alzare il sipario su nuove scenografie si può, è il messaggio lanciato all'Assemblea Federmacchine. "Il Paese merita un futuro manifatturiero migliore. Per questo occorre la collaborazione delle autorità di governo, affinché siano introdotti provvedimenti concreti per favorire la ripresa del consumo domestico di beni strumentali", ha dichiarato il presidente di Federmacchine Giancarlo Losma, commentando i dati di consuntivo in Assemblea, e riferendosi in particolare alle agevolazioni fiscali a sostegno dell'innovazione, alla liberalizzazione delle quote di ammortamento degli investimenti in mezzi di produzione e all'abbattimento dell'Irap sul personale per una quota pari al rapporto export/fatturato d'impresa.

"Serve ripensare il Paese, puntando sulla manifattura, riappropriandosi del comparto industriale che stiamo rischiando di perdere a causa della mancanza di un intervento organico da parte delle istituzioni, con un programma preciso di crescita che metta nuovamente le imprese italiane nella condizione di proporre beni e servizi nel mondo con la massima competitività", ha aggiunto Vincenzo Boccia, presidente della Pmi di Confindustria. "Chiediamo uno sviluppo vero e un piano di politica industriale che punti a ridurre il debito, tenere a bada il deficit e investire sulla crescita e l'innovazione". Per cominciare, si potrebbero "indirizzare risorse in bilancio alla riduzione del tax rating che opprime le imprese, ridurre il debito della PA nei confronti delle pmi e impostare un piano di riduzione degli sprechi della spesa pubblica", ha proposto Boccia.
Proposte assolutamente condivisibili, che per essere accolte presuppongono però l'esistenza di uno 'Stato etico' e l'attuazione di una nuova riforma della Legge elettorale, indispensabile per dare una maggiore garanzia di governabilità e di stabilità economica al Paese.

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