Cresce l’occupazione, ma cala la produzione manifatturiera

Secondo i dati Istat, dopo il calo dei due mesi precedenti, la stima degli occupati ad agosto 2018 torna a crescere (+0,3% su base mensile, pari a +69 mila unità), portando il tasso di occupazione al 59,0%. L’aumento congiunturale dell’occupazione riguarda donne e uomini e si distribuisce tra le persone maggiori di 25 anni. Nell’ultimo mese si stima una crescita dei dipendenti: i permanenti recuperano parzialmente il calo dei due mesi precedenti (+50 mila), quelli a termine continuano a crescere (+45 mila), mentre calano gli indipendenti (-26 mila). Inoltre, per il secondo mese consecutivo, la stima delle persone in cerca di occupazione è in forte diminuzione (-4,5%, pari a -119 mila unità). Il calo della disoccupazione si distribuisce su entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età. Il tasso di disoccupazione scende così al 9,7% (-0,4% su base mensile), mentre aumenta lievemente quello giovanile che si attesta al 31,0% (+0,2%).

A fronte di questi numeri positivi, Cna ha diffuso dati preoccupanti per quanto riguarda il settore manifatturiero. Benché la produzione realizzata nel periodo gennaio-luglio risulti in aumento nei primi sette mesi del 2017, a luglio 2018 la manifattura italiana ha segnato una brusca battuta di arresto. La diminuzione dell’attività produttiva rispetto, al mese precedente, è infatti dell'1,7%, con la prospettiva di chiudere l'anno a -1,2%.

Il dato negativo di luglio non è comunque inatteso, poiché nel corso del 2018, la produzione manifatturiera era diminuita su base congiunturale anche nei mesi di gennaio (-0,7%), febbraio (-1,7%) e aprile (-0,8%).

Complessivamente la produzione manifatturiera realizzata nel periodo gennaio-luglio 2018 resta comunque in terreno positivo (+2,5%), ma in decelerazione rispetto al 2017 quando, nello stesso periodo, si era registrato un incremento tendenziale del +3,0%.

Tra i comparti, nove su tredici continuano a registrare progressi rispetto al 2017, ma solo in quattro casi gli andamenti produttivi hanno segnato accelerazioni (farmaceutica e altri comparti manifatturieri) o inversioni di tendenza (tessile/abbigliamento e apparecchiature elettriche). Fatta eccezione per il Tessile/Abbigliamento, i settori del Made in Italy hanno accusato frenate significative: -2,3% gli alimentari (da +3,8% a +0,9%) e -1,8 punti la Meccanica (da +6,5% a +4,7%). Il rallentamento della produzione manifatturiera riflette soprattutto l’indebolimento degli scambi internazionali. Sia nel primo che secondo trimestre, infatti, le esportazioni nette hanno fornito un contributo negativo alla formazione del PIL (rispettivamente -0,2% e -0,5%).

Le imprese manifatturiere tendono a proiettare l’attuale stato di debolezza del ciclo alla seconda metà dell’anno: dall’ottobre 2017 il clima di fiducia delle imprese manifatturiere è in continua diminuzione evidenziando un peggioramento particolarmente pronunciato ad agosto 2018.

A pesare sul calo della fiducia concorrono i giudizi sugli ordini e sulla produzione (entrambi in diminuzione) e l’aumento delle scorte di magazzino.

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