Da Cibus 2014 segnali incoraggianti

Cibus, la fiera internazionale dell'alimentazione che vede convergere a Parma (quest'anno dal 5 all'8 maggio) i principali operatori del settore agro-alimentare italiano, rappresenta anche l'occasione per confrontarsi e per tracciare un bilancio dell'industria nazionale di settore. Un comparto che, meglio di altri, ha retto l'impatto della crisi, ma che deve necessariamente modificare il proprio approccio all'export.
In particolare, il Centro Studi Federalimentare ha evidenziato come, dal 2007, la produzione dell'industria alimentare abbia segnato -3,6%. Un dato certo non positivo, ma meno drammatico rispetto al -24,3% della produzione manifatturiera complessiva. Se invece il confronto si estende al 2000, la produzione risulta cresciuta dell'8%. Il dato più incoraggiante è tuttavia legato al fatto che nell'ultimo trimestre del 2013 l'alimentare abbia attenuato la spinta depressiva, recuperando un punto percentuale.
Se il mercato interno rimane in sofferenza, le aziende si stanno sempre più orientando verso l'export, con un +46%, rispetto al 2007, che ha portato a un fatturato di oltre 26 miliardi di euro, che corrisponde al 20% della produzione nazionale di settore. Un valore di rilievo, ma che ci pone ancora lontani da una realtà come la Germania, capace di esportare ben un terzo dei propri prodotti. Lo prospettive sono comunque positive, soprattutto per quanti scommettono sulla qualità e sul fatto che, nei prossimi anni, 200 milioni di nuovi ricchi chiederanno prodotti 'belli e ben fatti'.
Si tratta di numeri che favoriscono anche gli investimenti. Al punto che, secondo le rilevazioni Format Research/Federalimentare, nell'ultimo biennio quasi due aziende su tre hanno effettuato investimenti, mentre nel manifatturiero la percentuale è del 32%. Anche la propensione a investire del settore appare premiante: nel biennio 2014-15, circa la metà delle aziende alimentari prevede di effettuare investimenti, contro il 17% dell'universo manifatturiero.

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