Decessi sul lavoro ancora in aumento secondo i dati Ugl

Il 1° maggio è stato l'occasione per celebrare, oltre alla festa, anche quanti hanno perso la vita per il lavoro. L'Ugl (Unione Generale del Lavoro) ha così preferito trascurare i tradizionali cortei e comizi, tra l'altro sempre meno seguiti, per lasciare spazio a un'installazione silenziosa, ma densa di significato: nella piazza San Silvestro a Roma sono state posizionate 1.029 sagome bianche, a ricordo di altrettante persone che, nel 2017, hanno perso la vita per il lavoro.

La scelta è stata spiegata dal segretario generale dell’Ugl, Francesco Paolo Capone, in ragione di una “forte preoccupazione per i decessi in crescita del 15% già nel primo trimestre 2018. Ecco perché oggi vogliamo richiamare l’attenzione della politica e delle istituzioni affinché si possa lavorare per vivere”.

Decessi sul lavoro: una prima stima 2018

In assenza di dati ufficiali sui decessi avvenuti nel corso di quest’anno, numeri preoccupanti arrivano dall'Osservatorio Morti sul Lavoro, uno studio indipendente che da dieci anni registra in tempo reale gli infortuni mortali che quotidianamente colpiscono il mondo del lavoro.

Secondo l'Osservatorio, infatti, nel 2018 già 220 persone hanno perso la vita sui luoghi di lavoro. Una statistica che registra una crescita del 10% rispetto all'anno precedente. Un dato, quest'ultimo, ancor più preoccupante se confrontato con i dati ufficiali Inail. Nei primi sette mesi del 2017, infatti, l'Istituto aveva già registrato 29 decessi in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Sempre secondo i dati raccolti dall'Osservatorio Morti sul Lavoro, analizzando la serie storica si può rilevare come, rispetto ai 220 morti alla data attuale, nello stesso periodo dello scorso anno, questa drammatica statistica fosse arrivata a “solo” 198 decessi.

Il dato più inquietante però riguarda il fatto che nel 2008 i morti al 30 aprile fossero 174. Nell'ultimo decennio, malgrado la diminuzione delle persone impiegate gli incidenti mortali sono così aumentati del 21%. Un'indicazione del fatto che, molto probabilmente, la crisi ha inciso in modo significativo anche sul rispetto delle norme, con una minore attenzione reale alla formazione e all'impiego dei dispositivi di protezione.

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