Elettrotecnica ed elettronica, nessuno sprint nella prima metà dell’anno

Mercato
Secondo i dati diffusi dall’Istat, l’industria italiana dell'elettrotecnica ed elettronica ha mostrato nei primi cinque mesi del 2014 segnali contrastanti nella dinamica dei principali indicatori.

Mentre restano negativi i dati in volume relativi alla produzione industriale, -1,0% per l’elettronica e -6,9% per l’elettrotecnica, ci sono variazioni positive nei fatturati totali:  0,7% per l'elettrotecnica e 1,9% per l’elettronica.
La stagnazione del mercato interno continua a rappresentare il principale ostacolo all’avvio di una continuativa ripresa per il settore. Anche il portafoglio ordini fornisce indicazioni contrastanti sulla tenuta della ripresa per i settori Anie nei prossimi mesi: l’ordinato totale ha evidenziato per l’elettrotecnica una crescita del 5,9% e  l’elettronica una flessione del 2,3%. I segnali di recupero si mantengono circoscritti al canale estero, mentre non sembrerebbero emergere indicazioni di svolta nel mercato interno.

Secondo Claudio Andrea Gemme, presidente di Anie Confindustria, c’è bisogno di interventi mirati. "Il DL competitività, che doveva essere una risposta concreta alle esigenze delle imprese italiane in crisi, appare del tutto insufficiente ad affrontare la situazione". Gemme, a nome di Anie, giudica anche iniqua la misura dello spalma-incentivi, reputandola deleteria per il settore delle energie rinnovabili, già prostrato in questi anni. "A fine 2013 il fatturato aggregato dei settori Anie è ritornato agli stessi valori di dieci anni fa, annullando i picchi di crescita antecedenti al 2007. In questo stesso arco di tempo, la nostra produzione industriale ha perso nel complesso 30 punti percentuali, e la stragrande maggioranza delle nostre imprese non vede nel 2014 l’anno della ripresa. Occorre intervenire con urgenza per sanare la situazione attuale", dice ancora Gemme.
Il presidente di Anie non manca infine di indicare quali dovrebbero essere le priorità del governo: “La riduzione degli oneri fiscali e contributivi, lo stimolo di moralità ed etica nei pagamenti fra privati, il saldo dei debiti della Pubblica amministrazione, l’allentarsi della doppia tenaglia della pressione fiscale e della burocrazia; detassiamo, allora, tutti gli utili reinvestiti da parte di chi decide di riportare le attività produttive in Italia, semplifichiamo la macchina della tassazione, che si nutre di addizionali, di accise e di tasse occulte difficili addirittura da conteggiare. Sproniamo le nostre aziende ad approfittare dei fondi nazionali ed europei per la ricerca e l’innovazione, quali per esempio i finanziamenti del programma Horizon 2020. Senza contare poi che la nostra industria dovrebbe essere agevolata nel percorso di innovazione, sostenibilità e miglioramento delle performance ambientali, dei driver di sviluppo ormai imprescindibili nel nostro mondo in continua evoluzione".

Va anche colto, tuttavia, qualche segnale positivo. Conclude Gemme: "Il fatturato sta pian piano risalendo e il portafoglio ordini fa ben sperare per il prossimo futuro. La specializzazione delle imprese Anie e del suo capitale umano è senz’altro un elemento fondamentale in questo scenario: la competenza e l’eccellenza tecnologica dei prodotti dell’industria elettrotecnica ed elettronica costituiscono il valore aggiunto che ha consentito loro di resistere. Auguriamoci allora che quelli che oggi sono solo segnali di ritorno alla crescita possano presto stabilizzarsi e diventare realtà”.

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