Etichetta d’origine, un nuovo decreto chiarisce gli obblighi

Con la firma del nuovo Decreto Legge, il presidente del Consiglio Paolo Gentioni, che ricopre ad interim anche la carica di Ministro delle politiche agricole, ha posto fine alla diatriba sull'indicazione in etichetta dell'origine di una serie di materie prime. Le decisioni italiane, infatti, si erano sovrapposte alle indicazioni comunitarie, causando non poca confusione tra i consumatori e, soprattutto, tra i produttori.
Con il nuovo decreto, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è invece definitiva l'applicabilità, sino al 31 marzo 2020, dell'obbligo di indicare l'origine della materia prima sull'etichetta di latte, pasta, riso e pomodoro.
Viene così superato il vuoto normativo creato dal fatto che il regolamento di esecuzione in materia, adottato dalla Commissione europea, entrerà in vigore solo il 1° aprile 2020.
In questi mesi, assicurano dal Ministero, verrà garantita la trasparenza verso i consumatori e la valorizzazione dei prodotti italiani.
Il Ministero delle politiche agricole ha inoltre ribadito che anche il decreto con l'obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione è pienamente in vigore. Quest'ultima precisazione è stata suggerita da una divergenza tra l'ordinamento italiano e quello europeo. Da parte italiana è stato infatti specificato che questa decisione rientra nel modello dell'articolo 114 del TFUE ed è dettata da ragioni di tutela della salute pubblica. Quindi, in assenza di un parere contrario a livello comunitario, l'indicazione dello stabilimento di produzione attualmente obbligatoria.
La decisione italiana avrà però effetti solo sul breve periodo e il timore è quello di una mancanza di tutela del vero Made in Italy. In particolare Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, ha più volte ribadito come “L’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in Europa boccia ingiustamente quasi l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione Europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare”.
Anche per questa ragione, Coldiretti è impegnata in una mobilitazione popolare #stopcibofalso nei confronti dell’Unione Europea per fermare il cibo falso. Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani, che chiedono di superare l’atteggiamento incerto e contradditorio dell’Unione Europea che obbliga ad indicare l’etichetta per la carne fresca, ma non per quella trasformata in salumi, per la frutta fresca, ma non per i succhi.

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