Gli americani preferiscono il vino italiano

La 52esima edizione di Vinitaly, in programma a Verona da domenica 15 aprile, è stata anticipata da una notizia positiva che arriva da Oltreoceano: l'Italia ha superato la Francia nelle vendite di vino sul mercato americano. Secondo le elaborazioni Vinitaly-Nomisma Wine Monitor su base doganale, nel primo bimestre 2018 il vino italiano è infatti cresciuto in valore del 3,8%, contro il +3,4% dei transalpini.
Un confronto che vede ora primeggiare il prodotto made in Italy, con 243 milioni di euro, mentre la Francia si è fermata a 227 milioni di euro. “Il dato è ancora molto parziale”, ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, “ma la positiva reazione dei nostri operatori al sorpasso dello scorso anno è di buon auspicio anche per Vinitaly, in cui il focus-Paese, a partire dall’evento inaugurale, è dedicato proprio al grande Paese americano”.
Il futuro dei mercati, i mercati del futuro: Italy first negli Stati Uniti?” è infatti il titolo dell’appuntamento inaugurale. Per l’occasione sarà presentata l’analisi del mercato statunitense anche con una survey dedicata a firma Vinitaly-Nomisma Wine Monitor sui modelli di consumo, i fattori chiave d’acquisto, le preferenze, la perception italiana e i trend futuri dei consumatori in 5 Stati (New York, California, Illinois, Minnesota, Winsconsin).
A determinare il controsorpasso, l’exploit dei soliti sparkling (+18,3%) a fronte del contemporaneo crollo dello champagne (-23,1%); sui fermi imbottigliati il trend italiano rimane stabile (+0,8%) mentre Parigi mette a segno un +16,6%, complici i rosé de Provence. Una performance, quella italiana, ancora più significativa se considerato il contesto non positivo della domanda statunitense nel primo bimestre, con le importazioni di vino che sono diminuite del 2,3%.
Dietro ai due leader, secondo le rilevazioni, rincorsa per la Nuova Zelanda (+33,9%) che tuttavia rimane lontana con un valore di quasi 4 volte inferiore a quello italiano. Male l’Australia (-23,3%) e la Spagna (-5,4%).

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