Il termovalorizzatore di Acerra inquina l’aria?

L'accesa polemica sull'inquinamento prodotto dai termovalorizzatori ha riportato alla ribalta l'importanza di queste infrastrutture nel trattamento dei rifiuti urbani e industriali. Al di là delle convinzioni personali, è interessante analizzare la situazione attuale in Italia. Nel nostro Paese sono infatti attivi una quarantina di impianti, come rilevato dal Rapporto Rifiuti Urbani del 2017 dell'Ispra, con una distribuzione non uniforme sul territorio nazionale.

Il 63% delle infrastrutture (i dati si riferiscono al 2016) si trovano nel Nord Italia, con una particolare concentrazione in Lombardia ed Emilia Romagna, che contano rispettivamente 13 e 8 impianti attivi. Solo otto termovalorizzatori sono invece in funzione Centro, mentre sette si trovano nel Sud Italia, tra cui il più volte citato impianto di Acerra.

Sulla base dei dati riferiti al 2016, i rifiuti urbani inceneriti nel 2016 sono stati 5,4 milioni di tonnellate (in calo del 3,2% rispetto all'anno precedente). Interessante rilevare come quasi il 70% di questa attività si concentri al Nord, il 12% al Centro ed il 19% al Sud. Un dato influenzato anche dal fatto, come rilevato da Ispra, in Lombardia vengono inceneritori quasi 190mila tonnellate di rifiuti provenienti da Lazio, Campania, Puglia e Abruzzo.

Al di là dei puri numeri, però, la polemica si è focalizzata soprattutto sul contributo all'inquinamento imputabile ai termovalorizzatori e, in particolare, dall'impianto di Acerra. Quest'ultimo, uno dei più grandi d'Italia insieme a quello di Brescia (entrambi gestiti da A2A), è stato infatti criticato dal Ministro Di Maio.

In realtà, nel luglio del 2016, il Cnr aveva presentato un approfondito studio sulla qualità dell'aria ad Acerra, considerando il "termovalorizzatore di Acerra come sorgente di emissioni, nel quadro più ampio delle altre sorgenti presenti sul territorio”.

Dalla ricerca emerge che le ricadute al suolo risultano “ampiamente inferiori ai limiti di legge o alle soglie di attenzione fissate dalla normativa vigente per la tutela della qualità dell'aria”. Lo studio ha dimostrato come, per tutti gli inquinanti presi in considerazione, l'apporto del termovalorizzatore sia sempre minimo. L'indagine, estesa sia ai macroinquinanti che ai microinquinanti, ha infine evidenziato come le emissioni da traffico rappresentino “il fattore di maggior pressione, in particolare a sud di Acerra, nell'area metropolitana di Napoli e in corrispondenza della fitta rete stradale che attraversa il dominio "locale". Importanti sono pure le emissioni da riscaldamento, del porto di Napoli e di alcune industrie, mentre molto contenuto è il contributo dovuto alle emissioni del termovalorizzatore”.

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