I principi attivi del farmaceutico nascono in Italia

La produzione farmaceutica continua a rappresentare un'eccellenza per l'industria di processo italiana. Il consuntivo 2017, infatti, ha raggiunto un fatturato di 30 miliardi, con una crescita del 18% rispetto all'anno precedente, posizionando le nostre aziende alle spalle di quelle tedesche, con la speranza di realizzare a breve un autentico sorpasso.
A questo risultato concorrono soprattutto i principi attivi, ossia i componenti che hanno il reale compito di contrastare le malattie.
Il Forum Aschimfarma 2018 “Ricerca e tecnologia: le nuove frontiere per la chimica farmaceutica” ha infatti confermato il ruolo di eccellenza per l'industria italiana dei principi attivi farmaceutici (API-Active Pharmaceutical Ingredients).
Con una quota del 9% sul totale della produzione mondiale, le materie prime farmaceutiche da anni sfidano la concorrenza di giganti asiatici e nordamericani, con una quota export pari all’85% (40% negli USA, il 36% in Europa, il 18% in Giappone) e un giro d’affari pari a 3,6 miliardi di euro.
Un successo frutto del fatto che il settore destina, mediamente, il 3% del fatturato alla ricerca, soprattutto applicata allo sviluppo, prevalentemente per l’ottimizzazione dei processi. Al punto che questo settore rappresenta oggi il 10% delle spese in ricerca e sviluppo del totale dell’industria chimica (includendo anche la farmaceutica).
Per conservare questa posizione, come è emerso nel corso del convegno, il settore è chiamato a individuare le tecnologie nelle quali investire. Le imprese devono poter disporre di adeguate risorse finanziarie ed avere il sostegno delle Istituzioni. La struttura dimensionale, ad esempio, è un fattore importante per la competizione a livello mondiale.
Al riguardo è stato rivolto un invito al mondo finanziario a continuare a dedicare attenzione a questo comparto che presenta economics di tutto rispetto, con una redditività operativa media calcolabile intorno al 16%.

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