Il manifatturiero sta rallentando

Sul manifatturiero italiano tornano ad addensarsi le nuvole. A rilevarlo, nei giorni scorsi, l'indicatore Pmi. Un segnale negativo per un valore che, la scorsa primavera, aveva toccato i massimi da tre anni, lasciando intravedere buone prospettive per uno dei settori trainanti della nostra economia. L'ultima elaborazione, resa nota dall'istituto Markit Economics, si è fermata a quota 49,8, scendendo quindi sotto la soglia "neutra" dei 50 punti. Il che equivale, sostanzialmente, a un'aspettativa di recessione.
Una situazione dettata da una crescita limitata al settore dei beni intermedi. Mentre per i beni di consumo e per i beni capitali, ovvero gli investimenti veri e propri, la produzione mostra un andamento negativo.
I Purchasing Manager Indexes (indici dei direttori degli acquisti) sono particolarmente indicativi dell'andamento atteso di uno specifico settore. Vengono infatti realizzati mediante l'elaborazione delle risposte a questionari inviati ai responsabili degli acquisti di molte aziende. Ovvero manager che si occupano di acquistare materie prime, semilavorati e in generale tutto quanto è necessario alle loro aziende per produrre.
L'indicatore è in calo anche in Germania (51,4) e Francia (46,9), mentre sembra reggere la Spagna (52,8). A livello europeo, inoltre, si tocca il minimo da oltre un anno, anche se l'indice rimane a 50,7 punti.
Per quanto riguarda il nostro Paese, ad agosto la produzione è scesa ai minimi degli ultimi due anni. Mentre i livelli di occupazione e quelli degli acquisti sono in fase di contrazione, così come sono stati ridotti i livelli dei prodotti finiti e quelli dei fattori produttivi.

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