In Italia si lavora bene

Benché afflitte da problemi economici e organizzativi, le aziende italiane sono tra le più attente nella tutela dei diritti dei lavoratori. La conferma arriva dall'ultimo rating firmato dall'Ituc - International Trade Union Confederation. La confederazione internazionale dei sindacati, infatti, ha stilato una particolare classifica, basata su 97 indicatori, dei “peggiori Paesi al mondo per i lavoratori”.
Gli esperti hanno preso in considerazione violazioni, abusi e restrizioni, assegnando uno specifico punteggio ad ogni singola voce e raggruppando i Paesi in base al risultato totale. Quasi scontate le pessime performance delle aree vittime di dittature o di gravi instabilità, come Ucraina, Repubblica Centrafricana o Somalia. Allo stesso modo emerge come elevati ritmi di crescita siano spesso “agevolati” anche da sistematich violazioni dei diritti più elementari. É il caso di Arabia Saudita e Qatar, dove i lavoratori immigrati non godono di nessuna tutela. Inoltre dallo studio emerge come, in 37 dei 92 Paesi analizzati, i tentativi di reagire alla mancanza di diritti siano puniti con sanzioni, che possono arrivare sino alla carcerazione. Quasi scontato, in questo ambito, citare la Cina, ma la situazione non è molto diversa in realtà quali Cambogia e Bangladesh. Al punto che Ituc assegna a questi Paesi un "rating 5", poiché sono stati soppressi gli scioperi, così come si utilizzano sistematicamente intimidazioni ed eliminazione politica, oltre che fisica, dei sindacalisti più attivi.
All'altro estremo della classifica, quasi a sorpresa, l'Uruguay, dove quasi il 90% dei dipendenti sono tutelati da contrattazione collettiva. Così come i Paesi Bassi e quelli scandinavi confermano l'attenzione al rispetto dei diritti.
Molto positivo, da questo punto di vista, il risultato dell'Italia che si classifica tra i 18 Paesi in “rating 1”. Secondo lo studio, infatti, si verificano ancora delle violazioni sporadiche, ma non “su base stabile” e non intralciano i diritti di base. Gli esperti internazionali rilevano infatti la libertà di associazione, così come il fatto che le aziende contrattano regolarmente con i sindacati e non esistono coercizioni nei confronti di manifestazioni e scioperi.

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