Internet of Things nel manufacturing, cos’è e cosa non è!

IoT

“Caro, ho visto su Facebook che sei stato taggato dalla linea di confezionamento che ha organizzato un evento per il prossimo sabato dal titolo 'Controllo assi elettrici per eccessivi scarti'. Hanno aderito anche la sala compressori che ha commentato 'Lubrificazione preventiva' e il forno che ha scritto 'Verifica termoregolazioni'. Partecipi?",
Fantascienza? No, forse solo pazienza di attendere qualche mese…

Internet of Things (IoT) è uno, assieme ai Big Data e al cloud, dei cosiddetti megatrend che sono più o meno sulla bocca di tutti. Come spesso accade in questi casi le persone ne vogliono parlare a tutti i costi, perché ciò costituisce sinonimo di competenza. Questo purtroppo porta come effetto collaterale che spesso se ne senta parlare a sproposito e si senta catalogare come IoT anche temi che con ciò hanno effettivamente poco a che fare.
Ho sentito parlare più volte per oltre mezz'ora di bus di campo, sensori con una porta di comunicazione, apparecchiature in grado di supportare un protocollo di comunicazione seriale all'interno di una conferenza dal titolo che suonava più o meno come le prospettive dell'IoT. È un po' come dire che avere un server storage aziendale costituisce una soluzione cloud. Possiamo dirlo, ma non crederci!

Lo IoT ha delle caratteristiche che vanno al di là di un certo numero di dispositivi collegati in rete. Quella è una cosa ormai consolidata, che seppur può essere assolutamente all'avanguardia sulla base delle caratteristiche del dispositivo e della rete che lo collega, non ha gli elementi per essere catalogato tra l'IoT.
Il concetto di Internet porta nel suo nome delle caratteristiche, magari non facilmente descrivibili tecnicamente, ma che lo differenziano da tutte le altre forme di comunicazione. Internet è per definizione un insieme di reti di comunicazione interconnesse tra di loro e prive di una governance centrale che interconnettono computer e dispositivi distribuiti nel mondo. È proprio nella vastità, nell'interconnessione globale e nell'assenza di governance centralizzata la sua caratteristica, la sua potenza e la sua profonda differenziazione da qualsiasi rete considerata singolarmente.

Ecco quindi che quando si parla di IoT, soprattutto in un ambito come quello manifatturiero, di necessità e natura più conservativo e controllato, non ci si può esimere dal tenere presente tali aspetti, pena il perdere la potenzialità di innovazione che ciò comporta.
L'IoT può effettivamente introdurre una profonda rivoluzione nell'organizzazione e nella gestione di un ambiente manifatturiero. Dispositivi, magari profondamente diversi, collegati in reti e ambiti differenti, in grado di comunicare e trasferire informazioni tra loro e interagire poi ciascuno con i propri utenti possono dare luogo a comportamenti profondamente innovativi e aprire potenzialità fino a poco tempo fa difficilmente immaginabili. Ciò si amplifica ancora di più se si considera un altro aspetto, che oggi costituisce quasi un sinonimo di Internet, e cioè la componente social. Pensare a una rete di dispositivi in grado di interagire non solo tra di loro sulla rete dei dispositivi stessi, ma anche sulla rete 'social' degli utenti, moltiplica a dismisura la possibilità di immaginare soluzioni innovative.

Ciò sta già avvenendo per i dispositivi consumer (si pensi alle lampade in grado di comunicare e reagire a segnali provenienti da vari social network, come ad esempio accendersi o cambiare colore all'occorrenza di un tweet con uno specifico hashtag) e può facilmente essere esteso ai dispositivi industriali.

Tanto più gli operatori sono coinvolti sui social network, tanto più risulterà naturale (o necessario) che i dispositivi o gli impianti siano in grado di comunicare con loro sugli stessi network. Non è difficile pensare di realizzare oggi stesso un sistema per cui un segnale di processo, al raggiungere di uno specifico valore o al verificarsi di una specifica condizione, generi un messaggio su una qualunque rete per richiedere l'intervento dell'operatore. Ciò può essere contemporaneamente recepito da vari dispositivi, operanti su reti diverse, ma in qualche modo interconnesse, che contribuiscano a richiamare l'attenzione dello stesso, quali ad esempio lampade che cambiano colore in casa, segnalazioni sul computer di bordo della macchina, messaggio sull'orologio o, perché no, sugli occhiali.

Di situazioni immaginarie, e tuttavia realizzabili oggi stesso, si potrebbe scrivere per pagine e pagine, ma non è lo scopo di questa breve riflessione. Quello che mi premeva sottolineare è che l'IoT può effettivamente costituire una rivoluzione anche in ambito industriale, ma non deve essere confuso con il più normale 'network of things', che è un concetto ormai abbondantemente noto, migliorabile ed evolvibile tecnicamente, ma non certo rivoluzionario.

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