La farmaceutica italiana è in salute

Una dei settori economici italiani che meglio hanno reagito alla crisi è indubbiamente quello farmaceutico. Un ambito industriale che, contrariamente alla previsioni, ha saputo contrastare la concorrenza e affermarsi sui mercati internazionali.

I numeri presentati da Farmindustria confermano i risultati ottenuti da un settore capace di rinnovarsi costantemente, investendo in nuove tecnologie e nuovi metodi produttivi. Un atteggiamento vincente, che ha portato ad avere 174 fabbriche attive, con 63mila addetti (il 90% laureati o diplomati) il 10% dei quali impegnati in R&S.

Ma colpisco anche i 29 miliardi di euro di produzione (il 72% dei quali dovuti all’export, cresciuto del 71% nell'ultimo quinquennio), favoriti da 2,5 miliardi di investimenti (1,3 in R&S e 1,2 in produzione).

Così, a fronte di un un Pil italiano sceso del 2,6%, la produzione farmaceutica in cinque anni è cresciuta del 5,3%; migliorando del 4,5% la propria produttività. L’industria farmaceutica in Italia è inoltre il primo settore manifatturiero per intensità di R&S – calcolata come rapporto tra investimenti e addetti - e, tra quelli hi-tech, il principale per presenza industriale.

Secondo un recente studio di Farmindustria tre solo le ragioni del successo di questo settore industriale:

le multinazionali hanno scelto di investire sull’Italia in quanto gli impianti nazionali hanno saputo adeguarsi alle normative internazionali più esigenti;

le principali aziende italiane, spesso a proprietà familiare, hanno saputo crescere all’estero;

l’Italia è il Paese che, negli ultimi anni, ha fatto registrare la maggiore crescita delle esportazioni.

 

Pubblica i tuoi commenti