La siderurgia italiana riparte da Piombino

Arrivano segnali incoraggianti per la produzione italiana di acciaio, che sta vivendo un momento di transizione particolarmente delicato. Dopo la definizione dell'accordo per l'Ast di Terni, dove la produzione è ripresa da una settimana, nei giorni scorsi si è chiuso anche l'accordo per il rilancio di Piombino. Gli stabilimenti dell'ex Lucchini sono infatti stati rilevati dal gruppo algerino Cevital.
Si tratta di un accordo significativo, perché potrebbe rappresentare una ripresa degli investimenti stranieri in Italia. Una ripresa che, come ha sottolineato il presidente di Cevital, deve però essere supportata da tempi rapidi per ottenere le autorizzazioni necessarie a procedere con gli investimenti. L'obiettivo, infatti, è quello di mantenere inalterata la forza lavoro e di riaccendere il primo forno entro diciotto mesi, seguito, a pochi mesi da un secondo impianto. Il tutto in stretta sinergia con quanto prodotto da Cevital in Algeria, dove il gas costa il 20% rispetto al prezzo pagato in Italia.
L'obiettivo, quindi, non è solo quello di arrivare a produrre due milioni di tonnellate di acciaio speciale, ma di sfruttare la posizione e la competenza italiana per creare un centro di ricerca e un importante polo logistico nel cuore del Mediterraneo.
Proprio il nuovo centro logistico, infatti, dovrebbe essere al centro di una partnership con i giapponesi per ricambi automobilistici e con i coreani per un terminal di container. Il porto della citta toscana, quindi, entrerà in diretta competizione con Rotterdam. Ma sembra che Cevital voglia andare oltre, con un progetto legato all'agro industria, legato alla raffinazione di zucchero, alla produzione di bio etanolo, di mangimi e di succhi di frutta.

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