Le aziende italiane sono poco produttive

L'ultimo dato sulla produttività oraria nelle aziende italiane è, per molti versi, sconcertante. Negli ultimi vent'anni è infatti è cresciuta solo del 5%. Mentre in altri Paesi industrializzati, i dati sono molto diversi, con una punta del +40% negli Stati Uniti, mentre Francia, Gran Bretagna e Germania si sono assestate intorno al +30%.

Questo indicatore, frutto del rapporto tra le ore lavorate e il “prodotto” realizzato, negli ultimi anni ha registrato un rallentamento in molti Paesi che, pur avendo una crescita decisamente superiore rispetto alla nostra, si dicono insoddisfatti dei risultati.

Tra le cause di questo ritardo spiccano, secondo gli analisti, le ridotte dimensioni di molte aziende, che avrebbero una minore produttività rispetto ai concorrenti. Le realtà più grandi possono sfruttare meglio economie di scala e la specializzazione della forza lavoro. Gli stessi analisti, inoltre, ritengono che anche la proprietà familiare incida sulla produttività. In realtà questo dato è simili a quello della Germania dove, a differenza dell'Italia, solo il 30% delle aziende è però gestito dai membri della famiglia, in quanto si preferisce affidarsi a manager esperti.

Accanto a questi aspetti strutturali, emerge anche un'inefficace allocazione delle risorse produttive è inefficiente, ovvero il fatto che una serie di aziende poco produttive rimanga ancora attiva sul mercato, spesso sfruttando incentivi statali finalizzati a mantenere i posti di lavoro piuttosto che a premiare le aziende migliori. Il tutto, ovviamente, aggravata dalla burocrazia, colpevole di assorbire significative risorse alla produzione.

Un ultimo aspetto, sottolineato da uno studio dell'Università Bocconi, indica anche l'incapacità di sfruttare appieno i vantaggi della rivoluzione informatica nell'elenco del nostro ritardo in termini di efficienza. Un gap che, si spera, potrà essere recuperato anche in virtù del piano Industria 4.0.

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