L’industria italiana ha bisogno di tecnici

La crisi sembra alle spalle e, come emerge dalla stima preliminare dell'Istat, le imprese tornano a cercare personale.  Al punto che, nel terzo trimestre di quest'anno, il tasso di posti di lavoro vacanti ha raggiunto l'1%, ovvero il valore più alto dal 2010, in crescita di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Scendendo nel dettaglio, Istat rileva che il tasso rimane stabile (0,8%) nell'industria rispetto al trimestre precedente.
Un simile indicatore, frutto del rapporto tra posti vacanti e posizioni lavorative occupate, è indice del fatto che le aziende sono interessate a nuovo personale, ma esiste squilibrio tra domanda e offerta. Un problema dettato dalla difficoltà nel reperire le competenze richieste.
La discrepanza tra domanda e offerta è stata sottolineata, durante la giornata nazionale Orientagiovani organizzata da Confindustria, anche dal vicepresidente con delega al capitale umano, Giovanni Brugnoli: “Entro cinque anni le imprese avranno bisogno di 200 mila nuovi lavoratori grazie al piano di Industria 4.0”. Ma la disoccupazione giovanile in Italia è ancora troppo alta e si attesta a circa al 35%; mentre coloro che né cercano un lavoro, né studiano , è pari al 25%.
Ancora pochi sono i giovani italiani che possiedono una laurea. Siamo agli ultimi posti in Europa per numero di laureati e ancora meno sono gli iscritti alle scuole professionali come gli Istituti tecnici, solo 9mila, che formeranno i periti di cui c’è bisogno nel Paese.
Sulla situazione è intervenuto anche il Ministero del Lavoro, ribadendo che, entro il 2020, il fabbisogno di nuove figure professionali riguarderà per il 39% i settori scientifici e tecnici, per il 10% quello di operai specializzati, per il 21% dei servizi e per il 12% quello degli impiegati. All’appello infine mancheranno anche tanti laureati tra cui medici, economisti, ingegneri e insegnanti a causa del blocco per l'ingresso ai corsi di specializzazione. Lo Stato cerca di arginare  questa carenza favorendo l’inserimento dei ragazzi direttamente nelle aziende tramite l’alternanza scuola lavoro. Una pratica che non sempre ha dato i frutti sperati, ma sulla quale il Governo continua ad investire.

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