Luci e ombre per la chimica italiana

Chimica

Dopo un primo semestre positivo, l'industria chimica italiana si prepara a una fine dell'anno non facile. Secondo gli esperti di Federchimica, infatti, complice “uno scenario economico di crescita molto moderata e denso di incertezze” il settore non manterrà la crescita di inizio anno, attestandosi intorno ad un aumento medio dell'1,3% in termini di volumi produttivi.

Il documento elaborato ha infatti identificato, nel primo semestre, “una buona performance delle esportazioni unita a una sostanziale tenuta dei livelli di domanda interna”, situazioni che hanno permesso di “veder crescere i livelli produttivi dell'1,7% nella prima parte dell’anno”.

Le preoccupazioni, però, riguardano il futuro: “scenario economico di crescita molto moderata e denso di incertezze non permetterà all’industria chimica in Italia di mantenere la crescita realizzata nella prima parte dell’anno. Più prevedibile una stabilizzazione sui livelli attuali, favorita dalla maggior tranquillità nel mercato petrolifero che dovrebbe stimolare una politica di acquisti più normale. Il continuo sviluppo dell’export (+2,5%), seppure a ritmi più contenuti del 2015, si accompagnerà al consolidamento della domanda interna (+1,5%)”.

E' però interessante rilevare come le aziende di settore si dimostrino sostanzialmente sane. Infatti, si legge nello studio, “l’industria chimica in Italia sta dimostrando di resistere tenacemente alla crisi, (come testimonia l’incidenza delle sofferenze sui prestiti bancari, la più bassa di tutto il panorama industriale italiano). Secondo l’Indicatore sintetico di Competitività elaborato dall’Istat sulla base di quattro indicatori (rapporto tra produttività e costo del lavoro, la reddittività, la propensione all’export e la quota di imprese innovative) la chimica è in cima alla classifica, insieme alla farmaceutica. L’industria chimica per le sue caratteristiche di complessità deve, però, poter operare con un quadro di riferimento il più possibile certo nelle normative e nell’applicazione delle stesse. Questo fardello finora pesante in Italia è ora insopportabile perché sull’operatività delle imprese incombe l’instabilità del quadro politico ed economico mondiale”.

 

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