Manifattura italiana, chi vince e chi perde

Che gli ultimi anni siano stati difficili per il manifatturiero italiano non è certo una novità. Al di là delle sensazioni è però importante comprendere la reale dimensione del fenomeno. Un aiuto in tal senso arriva dall'edizione 2014 del “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi” diffuso da Istat. Un documento dal quale emerge come, tra il 2010 e il 2013, il 51% delle imprese industriali abbia aumentato il fatturato totale.
É però emblematico notare come il 39% del totale delle unità manifatturiere abbia incrementato le vendite sul mercato interno, mentre il 61% su quello estero.
La caduta della domanda interna ha riguardato tutti i settori, in particolare i beni di consumo durevoli e quelli strumentali. Per i beni intermedi e per i non durevoli, la diminuzione di fatturato interno è stata più che compensata da incrementi realizzati sui mercati esteri.
Performance positive sui mercati esteri hanno riguardato tutti i settori tranne mobili, legno, stampa e abbigliamento. Allo stesso tempo solo negli alimentari si è registrato un incremento di fatturato sul mercato nazionale.

Al generalizzato aumento della propensione all'export, misurata come la percentuale di fatturato esportato su quello totale, si sono associate variazioni di fatturato totale positive e strategie prevalentemente "aggressive", orientate all'ampliamento della gamma di prodotti e servizi offerti.
A diminuzioni di propensione all'export si sono accompagnati aumenti di fatturato nazionale e riduzioni del fatturato totale, guidati dunque da forti cadute dei ricavi sui mercati esteri.

Secondo un'analisi empirica della relazione tra strategie e performance, le imprese “perdenti” tendono a ridimensionare la propria attività e a difendere la quota di mercato. Le “vincenti” sono accomunate da investimenti in capitale umano, attività innovativa e intense relazioni produttive con altri soggetti.
Sul piano settoriale, in un contesto di elevata eterogeneità delle strategie adottate, emerge l'importanza dell'attività innovativa per molti settori tradizionali della manifattura italiana e delle relazioni tra imprese per i comparti del metallo e dei macchinari.

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