Meglio investire in Zambia

Il rapporto 2012 “Doing Business in a more transparent world”, firmato dalla banca Mondiale, segna un'ennesima brutta notizia per il sistema imprenditoriale italiano. La classifica, stilata sulla valutazione dell'ambito normativo in cui operano le imprese, vede infatti l'Italia scivolare all'87° posto (l'anno scorso era all'84°) su 183 Paesi.
Nella valutazione, la competitività viene considerata sulla base di dieci fattori in grado di condizionare l'insediamento e lo sviluppo di un'azienda. Per questa ragione diventano fondamentali aspetti quali tempi, costi e burocrazia necessari per avviare un'attività economica. Fanno parte dei parametri anche le modalità di accesso al credito, oltre ai tempi necessari per ottenere un nuovo allacciamento elettrico o il rilascio dei permessi necessari ad una nuova costruzione. Anche la lentezza della giustizia, nell'ambito delle cause commerciali, assume un'importanza rilevante nelle valutazioni e ha contribuito al pessimo risultato del nostro Paese.
La classifica vede il primo posto occupato da Singapore, seguito da Hong Kong, Cina, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Decisamente male gli europei, con la sola Inghilterra (settima) nella top ten, mentre la Germania è al 19° posto e la Francia al 29°. Peggio di noi, in Europa, la sola Grecia. É invece curioso notare come, secondo questa classifica, sia più opportuno investire in Zambia o in Albania rispetto all'Italia.
Al di là della classifica, alcuni dati ben evidenziano le difficoltà per gli imprenditori nel Balpaese: una causa commerciale richiede mediamente tre anni, contro i 330 giorni della Francia e i 390 della Germania. Non va molto meglio sul fronte del pagamento di tasse e tributi, aggravate dalle complicazioni burocratiche, che assorbono l'equivalente di 280 ore l'anno, mentre sono solo 76 ore in Irlanda e 132 in Francia.

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