Pochi segnali di ripresa

Una fotografia dell'industria italiana è arrivata, lo scorso luglio, dall' “Indagine sulle imprese industriali e dei servizi” della Banca d'Italia.
Detto del calo occupazionale, con una contrazione dell'1,2% nell'industria e dello 0,4% nei servizi, anche le aspettative appaiono incerte. Gli imprenditori del comparto industriale, infatti, prevedono un ulteriore calo dell'1,7% in termini di occupazione reale. Un risultato ribadito dal fatto che, dopo due anni, è tornato a crescere il numero di ore di Cassa integrazione guadagni per le imprese industriali con oltre 50 addetti.
Allo stesso tempo è ovviamente in calo il fatturato che, in termini reali, è diminuito del 2,6% nell'industria e del 4% nei servizi. Anche le aspettative sono pessimistiche, benché il calo delle vendite sia previsto solo nell'ordine dello 0,5%.
Per il resto risulta positivo il fatto che, nel quinquennio 2007-2012, le imprese manifatturiere italiane hanno aumentato la quota di fatturato esportato (passata dal 30,4 al 42,3%). La percentuale, però, deve essere valuta con attenzione, perché l'incremento è particolarmente significativo per le realtà con oltre 200 addetti, mentre la variazione percentuale è decisamente più limitata tra le Pmi.
Risultati negativi arrivano anche dai bilanci societari, al punto che, rispetto al 2011, è diminuita la quota di imprese capaci di chiudere l'anno in utile: dal 57,5 al 55,3%. Mentre ben il 29,9% ha registrato una perdita di esercizio (era stato il 24,7% nel 2011).
La situazione è ulteriormente aggravata dagli investimenti fissi lordi, in calo per il secondo anno consecutivo. La contrazione del 2012, infatti, è stata del 8,7%, ben più pesante rispetto al -2,6% del 2011.
Un ulteriore indicatore negativo, nella manifattura, è il calo dell'accumulazione. Anche se questo indice risulta attenuato nelle aziende di dimensioni maggiori e in quelle con una spiccata propensione all'export.

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