Raggiungere l’utente finale, la missione possibile della produzione intelligente

Frost & Sullivan torna a parlare di Industria 4.0 fornendo nuovi dati e osservazioni. Per cominciare dai numeri, in un suo recente studio la società di ricerca sostiene che un nuovo ecosistema di fornitori per IoIT (Internet of Industrial Things) raggiungerà quota 420 miliardi di euro entro il 2020.

Quello che conta, oltre ai numeri, è però il cambiamento che ci aspetta: nell’evoluzione verso il paradigma della produzione intelligente, i requisiti degli utenti finali sono destinati a evolversi e diventare sempre più complessi, con i fornitori globali che troveranno sempre più difficile soddisfare le loro esigenze. Lo scenario attuale offre però alle aziende anche la più grande opportunità di riallineare il proprio approccio agli affari e stringere alleanze e partnership con altri operatori di mercato. Il risultato? Sempre secondo Frost & Sullivan sarà un nuovo ecosistema di fornitori che può rispondere efficacemente alle esigenze degli utenti finali per la crescita delle prospettive a breve e lungo termine.

Il cambiamento in atto nel rapporto tra utente finale e produttore si fonda su nuovi paradigmi di servizio che consentono proprio agli utenti finali di raggiungere elevati livelli di ottimizzazione dei costi e una maggiore efficienza operativa. Il rapporto tra gli utenti finali e i fornitori è attualmente determinato da architetture di servizi fondate su framework definiti da sistemi Ict avanzati. I servizi basati su concetti Ict avanzati hanno rappresentato più del 75% del mercato globale dei servizi industriali nel 2014. Mentre le parti di ricambio e la manutenzione conservano ancora una quota rilevante dei modelli di ricavo relativi ai servizi, si prevede i servizi avanzati avranno un tasso di crescita annuale composto del 20% nei prossimi anni.

“Al fine di progettare e fornire servizi avanzati, i fornitori industriali devono stringere partnership con i fornitori di tecnologie cloud e di servizi di analisi dei dati. In alcuni casi di utilizzo finale, anche le soluzioni più rudimentali costruite su un pacchetto integrato di analisi dei dati hanno consentito ai fornitori di aumentare le vendite e incrementare i prezzi dei prodotti fino al 10%. Hanno inoltre contribuito a raggiungere la differenziazione in un mercato già saturo di tecnologia”, osserva Muthukumar Viswanathan, Practice Director per i settori di Automazione Industriale & Controllo dei Processi e Misure & Strumentazioni di Frost & Sullivan.

Sono previste anche importanti revisioni strutturali nei diversi reparti, guidate dall’avvento delle comunicazioni M2M (machine-to-machine). Entro il 2020, quasi 12 miliardi di dispositivi in questo settore saranno connessi attraverso tecnologie M2M avanzate.

“Tuttavia, è ancora molto lo scetticismo che circonda questa rapida transizione verso il paradigma delle fabbriche intelligenti. Ciò può essere riassunto in una domanda chiave che emerge in tutti i principali forum di discussione industriale. Chi sarà il soggetto responsabile per la soluzione integrata fornita a un utente finale?”, continua Viswanathan. “Credo che, sebbene le esigenze di business emergenti dovrebbero giustificare un approccio rivolto all’ecosistema, continuerà ad esserci un partner chiave che mantiene i contatti con l’utente finale e che accetterebbe di essere responsabile per i rischi associati alla soluzione fornita al cliente.”

 

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