ThyssenKrupp: le ragioni della condanna

L'incendio e la morte di sette operai, nelle acciaierie ThyssenKrupp di Torino, ha rappresentato uno degli incidenti sul lavoro più drammatici ed eclatanti. Esemplare, poi, è stata la condanna di alcuni manager della multinazionale.
Sono però interessanti anche le motivazioni della sentenza illustrate, dalla Corte d'Assise, in ben 500 pagine. I giudici hanno infatti applicato il Decreto Legislativo 231/2001, noto come “responsabilità penale delle aziende”. Una novità nel panorama della giurisprudenza penale in materia di sicurezza sul lavoro, in quanto riconosce l'amministratore delegato colpevole di incendio doloso e omicidio. In quanto le condizioni della sicurezza sul lavoro in generale, e della sicurezza antincendio in particolare, erano affette da gravissime carenze strutturali e organizzative.
É infatti emerso che, vista l'intenzione di trasferire l'intera produzione a Terni ed evitare “inutili investimenti”, il management avesse trascurato una serie di attività organizzative, di prevenzione e di formazione necessarie per la sicurezza dei lavoratori. Negligenze che, quindi, hanno portato all'incidente letale.
Secondo il giudice, gli imputati avevano "conoscenza piena e diretta della situazione di insicurezza, di abbandono e quindi di continuo rischio dello e nello stabilimento [...] un quadro di conoscenza tale da prefigurare, da rappresentarsi, la concreta possibilità del verificarsi di un incendio e di un infortunio anche mortale”.

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