Ultimi nel valore aggiunto

Giunto alla sesta edizione, il rapporto Istat 'Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo' offre un interessante spaccato delle strutture produttive italiane. Emerge infatti (i dati diffusi la scorsa settimana sono relativi al 2011) che sono attive in Italia più di 63,6 imprese ogni mille abitanti, un valore tra i più elevati d'Europa.
La contrazione nel numero di imprese registrato negli ultimi anni, conseguenza della distruzione netta di attività economiche operata dalla crisi, si inverte nel 2011 in tutte le ripartizioni, con l'eccezione del Nord-est.

La dimensione media delle imprese italiane è pari a 3,9 addetti, ma nel Mezzogiorno scende a 2,8.
Il turnover lordo delle imprese, che fornisce una misura del grado di dinamicità di un sistema economico, in Italia è pari al 14,3 %. I valori sono alquanto diversificati a livello regionale: una maggiore instabilità si riscontra nel Mezzogiorno, mentre il Nord-est si caratterizza per una minore nati-mortalità delle imprese.
Il tasso di imprenditorialità, calcolato come rapporto tra numero di lavoratori indipendenti e totale dei lavoratori delle imprese, supera di poco il 30% ed è il più elevato fra i paesi dell'Unione europea. La propensione all'imprenditorialità è maggiore nel Mezzogiorno (37,8%) che nel Centro-Nord (28,4 %).

Il livello di competitività delle imprese italiane si attesta a 128,5 euro di valore aggiunto ogni 100 euro di costo del lavoro, un dato in aumento rispetto all'anno precedente, ma che ci posiziona comunque all'ultimo posto in Europa.
La struttura produttiva dell'economia italiana appare altamente diversificata a livello territoriale. Rispetto alla media nazionale, nel Mezzogiorno prevalgono le micro imprese, sia di servizi sia dell'industria, nel Nord-ovest è più diffusa la grande industria, nel Nord-est le micro e piccole imprese dell'industria e nel Centro le grandi imprese dei servizi.

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