Acciaio connesso, sempre più digitale e sostenibile

La digitalizzazione, ormai presente in ogni attività e sempre più accelerata dalla pandemia, sta permettendo all’acciaio di accrescere le proprie potenzialità in termini di sostenibilità e internazionalizzazione, dando vita a una filiera sempre più connessa. Se n’è parlato in occasione del convegno “Accelerazione digitale: human, business, sustainability”, organizzato da Siderweb, la community dell’accaio, con Sap e il partner Regesta.

Il convegno ha visto anche la partecipazione di Oscar Farinetti, che in apertura ha tenuto un intervento sull’umanesimo digitale, non senza valorizzare l’acciaio, definendolo “il materiale migliore quando si vuole ridurre al massimo l’impatto ambientale di un edificio, perché è riciclabile all’infinito, è durabile nel tempo, taglia i tempi di edificazione e abbattimento delle strutture”.

E proprio il tema della sostenibilità, al centro del piano di rilancio dell’Europa, sta beneficiando degli effetti prodotti dalla digitalizzazione sulle filiere produttive, sul fronte sia dell’efficienza energetica sia del recupero del calore per altre attività. Quella dell’acciaio è una filiera madre che sta all’origine della produzione ed è stata una delle prime ad attivare l’economia circolare, se si pensa che la materia prima è il rottame. Tuttavia, è ancora forte la differenza tra il percepito e la realtà.

Creare una filiera solida e connessa

«Una delle aree su cui stiamo maggiormente collaborando con i nostri clienti del settore siderurgico è l’integrazione dei processi per creare una filiera solida che parta dalle esigenze dei loro clienti e arrivi fino alla consegna del prodotto», afferma Bertha Bazzoffia, Sales Director Sap. «Questo presuppone lo sviluppo di una business network che permette di coinvolgere il cliente in una logica di co-progettazione e di collaborare a valle con i fornitori. Ad esempio, oggi è possibile, tramite una nostra soluzione cloud per la digitalizzazione degli asset, includere in un unico repository tutte le informazioni su impianti e apparecchiature di un ecosistema di produttori, fornitori di servizi di ingegneria, appaltatori di manutenzione, ecc. In questo modo, migliorano i livelli di efficacia operativa, si possono sviluppare servizi di manutenzione o qualità predittiva, o introdurre innovazione di processo in collaborazione con i propri partner».

La tecnologia deve però essere calata nelle realtà aziendali, ognuna con le proprie peculiarità. Questa importante attività è portata avanti da partner quali Regesta. «Noi, siamo l’anello di congiunzione, che ha il compito di coniugare la tecnologia con l’organizzazione aziendale dei clienti, per migliorare velocità e precisione dei processi e per creare nuovi servizi e nuovo valore», ha spiegato Francesco Brunelli presidente di Regesta. «Realizzando progetti sostenibili da ogni punto di vista: economico, sociale e ambientale. Ogni progetto SAP porta una grande trasformazione all’interno delle organizzazioni, sia dei processi sia del modo di lavorare delle persone. La transizione non è quindi solo digitale e le persone restano il fulcro per la buona riuscita e per il successo del progetto, indipendentemente dal ruolo aziendale ricoperto»

Esperienze a confronto:  Beltrame, Duferco e Ori Martin

Barbara Beltrame

Il Gruppo Beltrame opera nel settore siderurgico da più di un secolo producendo laminati destinati alle costruzioni edili, alla cantieristica navale e alle macchine movimentazione terra. Barbara Beltrame, nel Board del Gruppo e Vice Presidente di Confindustria per l’internazionalizzazione, ha evidenziato come la digitalizzazione aiuti a lavorare insieme. «L’idea che come Beltrame abbiamo di digitalizzazione è quella di mezzo e strumento per migliorare il servizio al cliente e questo non solo per l’Italia, ma anche all’estero. Un approccio che a prima vista può sembrare semplice ma non lo è. Ogni business unit ha le proprie specificità, pertanto abbiamo dovuto trovare un punto di equilibrio tra standardizzazione e libertà di manovra. Quello che la digitalizzazione ci sta portando è però la capacità di parlare tutti la stessa lingua ed avere un approccio condiviso, capace di ottimizzare». Ancor più in campo internazionale il digitale è un punto cruciale nei rapporti con le realtà estere, che incide sul fronte delle esportazioni. «Come Confindustria siamo impegnati a cercare di far passare il messaggio dell’importanza della digitalizzazione anche alle realtà più piccole che spesso sono in ritardo nel confronto con altri Paesi. C’è bisogno di ripensare determinate dinamiche e riuscire a far sì che il sistema Italia possa poi riuscire a promuovere le proprie peculiarità sui mercati esteri. Questo anche con il sostegno del Governo».

Vittoria Gozzi

Stimolante l’intervento di Vittoria Gozzi, del board del Gruppo Duferco, realtà presente in più di 20 Paesi nel mondo e non solo nel settore della siderurgia. Dopo un’esperienza in Wylab, un incubatore dedicato alle startup nel settore dello sport, di cui ora è presidente, Gozzi ha costituito in Duferco una task force per la trasformazione digitale del Gruppo. «Tre anni fa abbiamo costituito nel Gruppo Duferco una task force che facesse l’analisi e la mappatura dello stato dell’arte del livello di tecnologia delle diverse divisioni, che ha preso la forma di una vera e propria azienda, la Duferco Dev. Nella prima fase abbiamo fornito gli strumenti e gli applicativi digitali nei processi dove erano assenti e, dove erano già presenti ma non interloquivano, abbiamo fornito il layer di integrazione», spiega Gozzi. «È stato un lavoro lungo, per la non omogeneità del sistema, ma oggi posso dire che il livello di digitalizzazione è abbastanza omogeneo e siamo dotati in quasi tutte le divisioni di un repository con tutti i dati classificati e catalogati. La seconda fase, avviata ora, è l’applicazione dell’intelligenza su questi dati grazie a un nostro team di data scientist che si occupa di estrarre valore dai dati e orientare le nostre scelte strategiche».

Roberto de Miranda del Comitato Esecutivo Ori Martin, acciaieria a forno elettrico per la produzione di acciai speciali destinati alle diverse applicazioni del settore automotive, ha in primis concentrato il proprio contributo sul processo di trasformazione nell’industria 4.0 che il Gruppo sta affrontando partecipando al progetto Lighthouse Plant, promosso dal CFI, il Cluster Nazionale Fabbrica Intelligente. «La digitalizzazione aiuterà ad essere più integrati con i clienti, con la realtà che ci circonda, e soprattutto tra le divisioni interne», ha spiegato De Miranda. «Una nostra sfida quotidiana è quella di attrarre talenti, anche nel campo della digitalizzazione. Alcune figure sono sempre più difficili da trovare, ma è sempre più necessario portarle in siderurgia per poter fare il salto di qualità digitale. Non è facile, perché c’è una certa tendenza, anche al nostro interno, a prendere personale dal nostro stesso settore. E c’è anche un problema di tipo esogeno: non appaiamo così “cool” per un giovane talento. Per questo con il nostro HR stiamo cercando figure aprendoci a metodi di lavoro meno standard: parlare solo di smart working è fuorviante, il talento cerca di lavorare per obiettivi, non di stare in ufficio otto ore al giorno. E inserirlo in azienda è una sfida titanica, ma dobbiamo affrontarla».

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