Intelligenza Artificiale: a che punto siamo in Italia?

È stata definita la Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, aumenta la consapevolezza delle aziende, cominciano a svilupparsi numerosi progetti. In Italia si fa strada l’Artificial Intelligence (AI) e il mercato - tra software, hardware e servizi - nel 2019 raggiunge il valore 200 milioni di euro.

Questo è il dato di sintesi della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata in occasione del convegno “Artificial Intelligence: learn to fly!” organizzato al Campus Bovisa del Politecnico di Milano. La survey ha coinvolto 205 aziende, di cui l'86% grandi e il 14% di medie dimensioni, principalmente nel settore manifatturiero (26%), Gdo&Retail (10%) e bancario (10).

“Un mercato del valore di 200 milioni di euro è ancora piccolo, ma ha un grande potenziale e siamo solo all'inizio", ha affermato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence. Un elemento che farà da traino allo sviluppo del settore è la Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, pubblicata lo scorso luglio. "Un’importante iniezione di fiducia delle istituzioni verso le imprese italiane - ha  spiegato Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence - perchè da questo documento si produrrà nei prossimi mesi il Piano Italiano per l’AI, da cui ci si aspetta l’attivazione di investimenti pubblici dedicati allo sviluppo delle tecnologie e delle applicazioni di AI per circa un miliardo di euro entro il 2025

Qualche dato dal Report

Tra i diversi settori, l’AI è diffusa in particolare nelle banche e finanza (25% del mercato), nella manifattura (13%), nelle utility (13%) e assicurazioni (12%). La quota principale della spesa (il 33%) è dedicata a progetti di Intelligent Data Processing, algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati seguiti da quelli di Natural Language Processing e di Chatbot/Virtual Assistant (28%) in grado di comprendere il linguaggio naturale ed eventualmente fornire risposte a un interlocutore.

Rispetto ad un anno fa, le imprese italiane si dimostrano più consapevoli dei contorni reali di questa tecnologia: il 90% ha compreso che l’AI può replicare specifiche capacità dell’intelligenza umana, mentre è stata lasciata alle spalle l’idea secondo cui può replicarla completamente (considerata ancora dal 6% delle aziende). Il 79% vede l'AI come un'opportunità. 

Il 96% delle imprese che hanno già implementato soluzioni di AI non rileva effetti di sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine, solo l’1% nota che l’AI ha eliminato alcuni posti di lavoro, mentre il 3% ha mitigato gli effetti sui lavoratori coinvolti grazie a strumenti di protezione sociale. Più che sostituire le capacità degli esseri umani, l’AI le sta aumentando. “Sta iniziando ad affermarsi l’opinione secondo cui l’AI non genererà scompensi di rilievo e, anzi, rappresenti una necessità per garantire gli attuali livelli di benessere a fronte dell’invecchiamento della popolazione attiva", ha spiegato Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence.  "Si evidenzia però un rischio di polarizzazione e di inasprimento delle disuguaglianze sociali, in virtù della forte domanda di competenze specialistiche. A questo va aggiunto, più in ampio, lo squilibrio che deriva dalla concentrazione del patrimonio informativo nelle mani di pochi soggetti globali. Questo è davvero il terreno su cui dovrebbero concentrarsi le riflessioni e le azioni degli enti governativi, nazionali ed internazionali”.

Il mercato, il software primeggia

La maggior parte della spesa per l’AI in Italia è dedicata a software, seguita dai servizi (per l’integrazione, personalizzazione, consulenza e formazione). La spesa in hardware (supporto dell’immagazzinamento e elaborazione dei dati) invece è ancora contenuta per la diffusione di soluzioni spesso as-a-Service, che non richiedono investimenti diretti in hardware computazionale e di archiviazione, ma anche perché la maggior parte dei progetti è ancora in fase di prototipo e non richiede una potenza computazionale superiore.

Tra le diverse tipologie di soluzioni, il 33% del mercato italiano è dedicato all’Intelligent Data Processing, il 28% al Natural Language Processing e ai Chatbot/Virtual Assistant, poi ai Recommendation System (18%), algoritmi per suggerire ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze, RPA intelligente (11%), cioè soluzioni in cui l’AI automatizza alcuni task di un progetto e ne governa le varie fasi, Computer Vision (10%) per analizzare il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione.

Cresce anche la maturità dei progetti di AI sviluppati dalle aziende, anche se solo il 20% ne ha già a regime e l’11% in via di implementazione. Tuttavia, molte imprese si trovano ancora in fase di avvicinamento all’AI. Il principale freno all’avvio di un progetto di AI èla mancanza di competenze, per l’89% delle organizzazioni, seguita dalla reperibilità di queste sul mercato del lavoro (76%) e dai problemi di compliance nella privacy (70%).

Chatbot e Virtual Assistant in testa alle soluzioni

Tra le diverse soluzioni di AI, Chatbot/Virtual Assistant sono le più diffuse in Italia: il 12% delle aziende ha già progetti a regime, che spesso non si limitano al solo servizio di assistenza ai clienti, ma sono utilizzati in ambito HR per la selezione dei candidati o per migliorare l’interazione con comandi vocali. Per diffusione poi si trovano soluzioni di Intelligent Data Processing con il 10% di progetti operativi.

Le applicazioni di Natural Language Processing sono ancora poco mature e faticano a diffondersi anceh le soluzioni di AI nei sistemi di Robotic Process Automation: solo nel 5% dei casi l’AI guida i processi di RPA in modo autonomo e intelligente. Sono rare anche le soluzioni fisiche di AI, come gli Autonomous Vehicle, Autonomous Robot e Intelligent Object, il cui potenziale è ancora inesplorato, anche se non mancano le prime sperimentazioni.

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