Efficienza energetica nell’industria: bisogna crederci

Nell’industria, l’Efficienza Energetica è un driver fondamentale in grado di generare significative riduzioni dei costi. Servono, però, un cambio di passo da parte delle imprese del settore e una maggior consapevolezza sul ruolo e sull’importanza dell’Efficienza Energetica tra le aziende delle filiere produttive

Il tema dell’Efficienza Energetica è oggi oggetto di particolari attenzioni, sia sul fronte delle politiche ambientali, sia su quello delle strategie industriali. Da una parte, con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima 2030 (Pniec, pubblicato lo scorso gennaio dal Mise) vengono stabiliti gli obiettivi nazionali al 2030 sulla sicurezza e sull’ efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili e sulla riduzione delle emissioni di CO2, segnando l’inizio di un importante cambiamento nella politica energetica e ambientale del nostro Paese in un’ottica di sostenibilità. Dall’altra, con il Piano Transizione 4.0, la politica industriale messa a punto durante l’estate per sostenere la ripresa dell’economia dopo la prima emergenza Covid-19, la sostenibilità è uno degli elementi distintivi.

Anche sul fronte europeo, la Commissione, nel definire gli orientamenti per l’attuazione del Recovery Fund per la ripresa e la resilienza, ha posto l’obiettivo di perseguire una nuova strategia di crescita basata sulla sostenibilità competitiva (il New Green Deal). Tuttavia, in Italia il settore dell’Efficienza Energetica nell’industria, come tanti altri settori, ha subito un duro contraccolpo a causa dell’emergenza sanitaria.

Si parla di un mercato che vale circa 2,6 miliardi di euro nel 2019, cresciuto di appena un +1,9% rispetto al 2018. La fonte è il Digital Energy Efficiency Report 2020 elaborato dall’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, che per il secondo anno consecutivo ha analizzato gli investimenti connessi sia alla parte hardware sia a quella software dell’efficienza energetica, compresi lo studio delle ESCo, della normativa e - per la prima volta - dell’efficienza dei trasporti.

Serve un cambio di passo

Secondo le stime degli operatori -150 imprese protagoniste della survey annuale di Energy & Strategy, che rappresenta la base di lavoro del Rapporto di Ricerca - si potrebbe dover attendere fino al 2023 (e addirittura oltre) per tornare a vedere livelli di investimenti sopra i 2,5 miliardi di euro, ossia quanto fatto nel corso del 2019.

“Eppure già questi 2,5 miliardi di euro devono rappresentare un campanello d’allarme per il comparto dell’efficienza energetica”, si legge nell’introduzione del rapporto, se si considera che nel 2019 e quindi in assenza di fenomeni disruptive come il Covid-19, si parla di un risicato +1,9% rispetto all’anno precedente, che aveva fatto segnare +4,1% con un balzo in negativo molto significativo rispetto al +12% del 2017.

«La frenata degli investimenti, per il primo anno con segno negativo quanto alla componente hardware (-0,9%), è dovuta al mancato cambio di passo del comparto dell’efficienza energetica industriale in Italia, determinato da due fattori: la saturazione del mercato interno per quelle tecnologie che avevano rappresentato i motori della crescita (sistemi di illuminazione e di combustione, cogenerazione) e l’incapacità di esprimere appieno il proprio potenziale per le nuove soluzioni legate ai processi produttivi e ai sistemi di gestione dell’energia», commenta Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & Strategy Group.

«Le ragioni di questo insuccesso sono almeno tre, tra loro correlate: un quadro normativo poco chiaro, la difficoltà degli operatori a cogliere le opportunità legate alla digitalizzazione dei processi e al nuovo mercato della flessibilità e il fatto che si sia arrestata la loro crescita, sia in numero che in maturità».

Benvengano allora progetti come E2Driver, promosso nell’ambito di Horizon 2020, volto a sviluppare una piattaforma di formazione collaborativa-cooperativa che promuove all’interno del settore automotive l’intelligenza collettiva sull’efficienza energetica, rendendo le pmi della filiera produttiva pienamente consapevoli dei molteplici vantaggi che derivano dalla realizzazione di accurati audit energetici. (vedi Box “E2Driver, per creare consapevolezza sui temi energetici nell’automotive”).

Il mercato in Italia: crescono gli investimenti nei software di monitoraggio

Dei circa 2,6 miliardi di euro di investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale nel 2019, oltre il 90% è relativo a tecnologie hardware, mentre solo il 7,5% riguarda software per il controllo e monitoraggio delle prestazioni dei cicli produttivi. Tuttavia, è in questa fascia che si concentra la maggiore crescita: +34% sul 2018, pari a circa 200 milioni di euro, a testimonianza di come siano sempre più importanti la gestione di dati e la diagnosi energetica, divenuta obbligo di legge.

Di questi 200 milioni di euro di investimenti complessivi in tecnologie software focalizzate sull’efficientamento energetico, il 46%, paria a circa 90 milioni, è stato effettuato in software dedicati esclusivamente al monitoraggio energetico, seguiti dalla sensoristica di base, con il 20% degli investimenti, e dai sistemi Scada (12%). Ancora marginali sono gli investimenti in sistemi Mes/Mom ed Erp, mentre è da sottolineare come oltre il 10% degli investimenti è stato dedicato a sistemi di Cloud Computing.

La componente hardware ha registrato per la prima volto un calo dello 0,9%. Rispetto al 2018, si registra una crescita significativa degli interventi sul processo produttivo con un +18%, comparto che per il primo anno si posiziona al primo posto.

Rilevante è anche la crescita degli investimenti in sistemi di aria compressa, che registrano un volume di affari di 170 milioni di euro con una crescita del 16% rispetto al 2018, mentre in lieve crescita sono gli investimenti in sistemi Hvac e refrigerazione, i quali registrano un +6%. Pressoché stabili sono, invece, i comparti di relamping (illuminazione) e inverter, mentre in lieve calo (-5%) sono gli investimenti in motori elettrici. Continua, infine, la contrazione degli investimenti in cogenerazione, i quali registrano un -13% rispetto al 2018.

La cogenerazione rimane comunque un comparto in sofferenza dall’entrata in vigore del Decreto Energivori, soprattutto per gli impianti di grande taglia. Infine, anche gli investimenti in sistemi di combustione efficiente hanno visto un forte calo nel 2019, con una decrescita pari al 19%.

Scenari di ripresa

Su questo quadro, già certo non tra i più rosei, si è innestato il Covid-19, con un impatto estremamente significativo sugli investimenti. Nell’auspicata ipotesi di una ripresa nel 2021, sono stati disegnati due scenari previsionali: uno tendenziale, che immagina una crescita degli investimenti forte, ma inferiore alla contrazione del 2020; e un secondo di full recovery, con aumento sostenuto degli investimenti anche negli anni successivi e in grado di colmare la flessione del 2020. Comunque, solo dal 2023 nello scenario full recovery e ben oltre il 2025 in quello tendenziale si ritornerà su valori di investimento vicini a quelli del 2020. Tuttavia, la seconda ondata della pandemia, non ancora valutabile al momento della presentazione del Report, rischia di allungare i tempi di ripresa del settore.

E2Driver, per creare consapevolezza sull’efficienza energetica nell’automotive

E2Driver è un progetto europeo per valorizzare il ruolo e l’importanza dell’efficienza energetica nelle aziende della filiera dell’automotive, attraverso una piattaforma di formazione. Il progetto, nell’ambito del Programma Horizon 2020, coinvolge tre noti centri di ricerca (lo spagnolo Circe, coordinatore del progetto, il Fraunhofer e il Politecnico di Torino), quattro associazioni nazionali (Sernauto, Aen, Mesap di Torino, Mov’Eo) e cinque imprese con capacità di innovazione (Eproplan, Sinergie di Reggio Emilia, Engie, Epc, Merit) di cinque diversi Paesi: Spagna, Francia, Italia, Germania, Belgio. Obiettivo del progetto è fornire un percorso formativo alle aziende del settore automotive in materia di auditing energetico attraverso una piattaforma innovativa per l’apprendimento e una rete di cooperazione. I destinatari sono le pmi da quattro Paesi (Italia, Spagna, Francia, Germania) coinvolte nel progetto pilota. I dipendenti di queste realtà avranno accesso alla piattaforma E2Driver e, quindi, a materiali e strumenti formativi, alla condivisione di conoscenza, alle relazioni con esperti in ambito finanziario ed energetico, al monitoraggio dei progressi nel consumo di energia.

L’industria automobilistica europea sta crescendo del 4,3% all’anno e rappresenta uno dei settori più importanti dell’economia europea. Il settore automobilistico utilizza notevoli quantità di energia nella fabbricazione e nella progettazione dei suoi prodotti e le pmi consumano circa il 90% dell’energia totale nel processo di produzione delle autovetture. Considerando che i costi per i lavoratori sono già ottimizzati e i costi dei materiali difficilmente possono essere influenzati, l’efficacia in termini di costi legati all’energia rimane un driver fondamentale in grado di generare significative riduzioni dei costi. Affrontare il problema energetico richiede sviluppo di competenze, maggiore consapevolezza, motivazione al cambiamento dei comportamenti e miglioramenti nella struttura organizzativa delle società.

Tra i partner, Mesap sarà coinvolto per tutta la durata del progetto, per svolgere attività di coinvolgimento e contribuire alla diffusione di E2Driver. Per partecipare come azienda pilota, si possono contattare i partner italiani: Politecnico di Torino, Sinergie, Mesap.

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