Manifatturiero: bisogna ripartire dall’economia circolare

Fra i trend che modificheranno le dinamiche della produzione industriale globale si fa strada l’economia circolare, grazie a una maggiore determinazione da parte delle aziende a concentrarsi sulla sostenibilità. Ce ne parlano Zoran Radumilo e Colin Elkins di Ifs  

Siamo ai primi mesi del 2021 e, nonostante l’arrivo dei primi vaccini contro Covid-19, la pandemia non è ancora sotto controllo. Diversi Paesi in Europa sono di nuovo in Lockdown e le economie, con le catene di fornitura pesantemente colpite, i cambiamenti climatici e l’instabilità politica, sono in sofferenza.

Senza dubbio il nuovo anno si presenta colmo di sfide importanti per il settore manifatturiero globale, un’opinione diffusa e condivisa anche da Colin Elkins, vicepresidente di Ifs per le industrie manifatturiere, il quale ritiene che la pandemia abbia suscitato un nuovo senso di urgenza nel settore manifatturiero in termini di sostenibilità ed economia circolare.

«Nel 2021 prevedo che questa nuova consapevolezza condurrà a un’accelerazione inedita delle attività negli ambiti dell’efficientamento degli stabilimenti produttivi e dei processi, del riciclo e della rigenerazione», afferma Elkins. «Si tratta di un movimento che accelererà sempre più man mano che il mondo entrerà nella nuova normalità».

Non sarà, tuttavia, facile avviare un cambiamento del sistema basato sulla circolarità. «In ambito manifatturiero i prodotti dovranno essere ripensati e progettati in un’altra ottica e questo comporterà l’adozione di nuove tecnologie, quali, per esempio, il Digital Twin», ci spiega Zoran Radumilo, President, Global High Potential Markets e Coo, Western, Southern Europe & Latam di Ifs e responsabile dell’ufficio di Milano.

«Un concetto all’apparenza semplice, ma che nella realtà richiede di reingegnerizzare i processi e di lavorare su un change management importante, che passa necessariamente per il reskilling delle risorse. Penso che la leva fondamentale sia quella delle opportunità che si generano anche da una situazione di difficoltà; per questo ritengo che i tre punti chiave per affrontare e superare l’empasse economico causato dalla pandemia siano identificabili nella necessità che spingerà a prendere decisioni più velocemente, nell’expertise tecnico e nello strumento di supporto economico Next Generation EU».

Il know-how al servizio delle imprese industriali

Zoran Radumilo, President, Global High Potential Markets e Coo, Western, Southern Europe & Latam di Ifs e responsabile dell’ufficio di Milano

Ifs è specializzata in aree dall’elevato valore industriale e ha un forte know-how che mette al servizio di imprese industriali impegnate nella trasformazione digitale delle loro attività. Da qualche anno si parla di Quarta rivoluzione industriale e oggi molti impianti necessitano di essere riaggiornati per migliorare produttività, efficienza energetica, qualità, efficacia della supply chain e time-to-market.

«Ifs ha una storia incredibile ma poco conosciuta», racconta Radumilo. «I fondatori della società, costituita una trentina di anni fa in Svezia, sono ingegneri industriali che hanno realizzato le soluzioni per la gestione dei processi sulla base di un elevato expertise ingegneristico in specifici settori industriali».

Oggi, Ifs si è focalizzata su tre ambiti tecnologici di rilievo, quali la Pianificazione delle Risorse Aziendali (Erp), la Gestione Asset Aziendali (Eam) e il Field Service Management (Fsm), per il quale è il leader dominante nel magic quadrant di Gartner. Tre tecnologie applicate in cinque settori industriali: Aerospace & Defence; Telecommunication, Energy, Utility & Resources; Manufacturing; Services Industries.

La forza di Ifs e la sua unicità è la conoscenza profonda dei processi industriali. «A differenza di altre realtà del settore, Ifs non è partita dall’area Finance & Business, ma dal campo e l’offerta attuale è figlia di un processo bottom up», precisa Radumilo.

Oggi l’headquarter è in Svezia. «In Italia siamo presenti da una ventina d’anni come realtà di consulenza nell’Erp per le filiali italiane di multinazionali, ma oggi, in piena Industria 4.0 con lo sviluppo di nuovi processi di business quali, ad esempio, la servitizzazione, il mercato italiano del manufacturing si sta rivelando un’opportunità per Ifs», conclude Radumilo.

Spostare il focus dal bene al servizio richiede qualità, circolarità ed efficienza in un’ottica di sostenibilità, tutti valori sui quali Ifs sta costruendo il proprio business e che ritroviamo nelle ulteriori riflessioni di Colin Elkins, che vi proponiamo di seguito. Elkins è un ingegnere meccanico specializzato in tecnologia e gestione delle produzioni in metallurgia e ha un’esperienza in numerosi settori, dal process manufacturing (alimentare, chimico, life science, macinazione e metallurgia) alla produzione discreta, passando per il settore industriale e l’high tech.

I trend che modificheranno il manifatturiero globale

«Per quanto possa sembrare paradossale, ho la convinzione che i problemi e le dure prove che ha riservato il 2020 abbiano permesso alle aziende di vederci più chiaro, un po’ come è successo alle popolazioni indiane che per la prima volta dopo decenni hanno potuto rivedere le cime dell’Himalaya grazie alla riduzione dell’inquinamento.

Avendo tastato il polso del settore per tutto il 2020, ho potuto riscontrare una rinnovata determinazione da parte delle aziende a concentrarsi maggiormente sulla sostenibilità e ad adottare l’economia circolare. Molte aziende hanno deciso di ripensare i processi di progettazione e produzione per evitare quanto più possibile di generare rifiuti, hanno voluto rivedere le modalità di trasporto dei propri prodotti, ma soprattutto hanno stabilito di riorganizzare il loro approccio al mercato del riciclo e della riparazione dei prodotti giunti a fine ciclo, che sta conoscendo un rapido sviluppo.

A parte il vantaggio di ridurre l’impatto ambientale, l’economia circolare implica significativi vantaggi in termini aziendali per le società manifatturiere: maggiore efficienza, più apprezzamento da parte del pubblico, più interesse da parte degli azionisti e degli investitori, maggiore fidelizzazione dei dipendenti e minori rischi di perdere quote di mercato a favore di competitor più capaci di trasformarsi rapidamente. Ho individuato tre aree principali che a mio avviso avranno ricadute profonde sul settore manifatturiero nel 2021 e oltre». Ecco che cosa prevede Elkins per il settore.

La circolarità trasforma i processi e i siti industriali

«L’economia circolare spinge le aziende a riesaminare i processi aziendali, non soltanto per migliorare la loro qualità e redditività, ma anche perché una supply chain più efficiente consuma meno energia, utilizza meno risorse e produce meno rifiuti. Insomma, produrre in modo più sostenibile non può che essere positivo per un’azienda. Un esempio è DyeCoo, una società olandese operante nel tessile che ha sviluppato un procedimento senz’acqua per la tintura dei capi.

Utilizzando anidride carbonica riciclata e a pressione elevata anziché l’acqua, l’azienda è in grado di dimezzare i tempi di produzione, utilizzando una frazione dell’energia necessaria con i metodi tradizionali e senza dispendio di risorse idriche. Sempre più imprese attente alla sostenibilità hanno deciso di rivedere non solo i processi produttivi, ma anche il funzionamento di tutto lo stabilimento produttivo e le attività fisse, per individuare nuovi modelli circolari da applicare alle loro attività.

Aggiornando o modernizzando gli impianti e i macchinari, le imprese possono ottimizzare l’utilizzo dei combustibili fossili, eliminare i rifiuti e ridurre l’inquinamento. Un esempio molto interessante di come le imprese più lungimiranti mettono in pratica la sostenibilità è rappresentato da Macphie di Glenbervie, in Scozia. Con due turbine eoliche e un impianto a biomassa, questa azienda è in grado di produrre da fonti rinnovabili il 50% dell’energia necessaria per la sua attività.

Credo che nel 2021 assisteremo a una forte accelerazione del numero di imprese manifatturiere che ricercano nuovi processi o reinventano quelli esistenti per adeguare il loro business all’economia circolare. Questa trasformazione creerà un effetto a catena che andrà ben oltre il settore manifatturiero: i consumatori e l’ambiente trarranno beneficio da prodotti fabbricati in maniera più efficiente, mentre le imprese che forniscono tecnologia per le aziende dovranno essere pronte a raccogliere la sfida e sviluppare software aziendali in grado di gestire i nuovi business model circolari».

Bisogna progettare e sviluppare prodotti circolari

Tuttavia, non basta implementare processi e impianti circolari. «Le imprese produttive dovranno anche riprogettare e in alcuni casi reinventare i prodotti stessi. Mi riferisco non al semplice processo di “servitizzazione”, ossia la vendita di una soluzione, di un servizio legato al prodotto anziché del semplice prodotto, bensì alla trasformazione di prodotti lineari in prodotti circolari.

Cercherò di spiegare meglio questo concetto. Le imprese sanno ormai che adottare un modello di business incentrato sulla servitizzazione implica la “costruzione” di prodotti destinati a durare. Nel vecchio modello di economia lineare, le imprese programmano l’obsolescenza dei loro prodotti per capitalizzare sul business redditizio della vendita dei ricambi e dei servizi di assistenza.

Oggi i produttori si muovono in massa verso l’economia circolare, nella quale puntare sulla longevità del prodotto è l’unico business plan sostenibile. Ad esempio, un produttore di impianti di illuminazione che vende il suo prodotto come servizio a un aeroporto internazionale tenderà naturalmente a costruire lampade che durino il più a lungo possibile per massimizzare il reddito e la continuità operativa.

Un altro tratto essenziale dei prodotti circolari, sempre più centrale a partire dal 2021, è la riparabilità. Non è più pensabile per un produttore di elettronica, ad esempio, costringere i consumatori a dismettere un prodotto perfettamente funzionante semplicemente perché un suo componente interno deve essere aggiornato. Ormai i produttori iniziano a prevedere la riparabilità in fase di progettazione.

Un esempio di questa tendenza in accelerazione è Dell e i suoi laptop Latitude, progettati tenendo in considerazione la loro riciclabilità. Grazie all’impiego di elementi come batterie rimovibili e viteria standardizzata ed eliminando colle e mercurio, oltre il 97% dei notebook Dell è riciclabile.

Per un’impresa progettare e produrre in vista della riciclabilità dei prodotti ha una rilevanza cruciale: essere in grado di ritirare i vecchi prodotti e riciclare facilmente alcuni o tutti i materiali utilizzati per la produzione consente di ridurre enormemente i costi. Sono convinto che il 2021 sarà sicuramente l’anno in cui queste tre tendenze primordiali nell’ambito dello sviluppo dei prodotti che ho appena descritto - progettare tenendo in considerazione la riparabilità, riciclabilità e longevità dei prodotti - si affermeranno come fattori cruciali nei processi decisionali delle imprese manifatturiere. Le aziende che si ostineranno a considerare queste tendenze per lo più come accomodanti operazioni di facciata correranno il rischio di essere estromesse dall’economia circolare».

La rigenerazione alimenta il riciclo e viceversa

Colin Elkins, vicepresidente di Ifs per le industrie manifatturiere

«Tutti gli argomenti sviluppati finora corrispondono a un settore che a mio avviso registrerà una crescita esponenziale in un orizzonte di uno-tre anni: la rigenerazione. La rigenerazione, o re-manufacturing, è uno dei cardini dell’economia circolare e attira l’attenzione sia delle imprese che si affacciano ora a questa modalità di produrre sia dei player ormai consolidati su questo mercato.

Solo in Europa, il settore dei prodotti rigenerati registra un fatturato di 30 miliardi di euro e dà lavoro a 190mila persone. Tuttavia, il rapporto tra prodotti rigenerati e prodotti nuovi è di appena l’1,9%, il che implica che esiste un enorme potenziale di crescita. Se vogliono puntare sul riciclo e la valorizzazione dei prodotti, le imprese devono sviluppare un modello basato sul servizio.

Infatti, se intendono trasformare un prodotto dismesso in uno nuovo, devono poterne assicurare la tracciabilità. Quindi devono avere accesso a una serie di informazioni: cosa è stato venduto in primis al cliente, quali componenti sono stati inseriti nel prodotto originale e, sulla base dell’età e dello stato del prodotto, quali sono i potenziali punti vulnerabili del prodotto. Supponendo che possano raccogliere questi dati e averli prontamente disponibili, le imprese di rigenerazione si trovano in una posizione eccellente per rigenerare il prodotto e sostituire i componenti con materiali riciclati e riutilizzati.

Il riciclo è la grande forza che sta dietro alla rigenerazione e rivestirà un ruolo sempre più importante nell’economia circolare. Alla luce di queste considerazioni è difficile prevedere come sarà il settore manifatturiero nei prossimi cinque anni. L’unica certezza è che le aziende che non vorranno o non potranno adottare ora l’economia circolare probabilmente non resteranno nel settore a lungo».

  

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome