L’evoluzione delle competenze e le sfide della formazione 4.0

Un paio di anni fa, in piena esplosione di Industria 4.0, diverse fonti accreditate, dal World Economic Forum alla società McKinsey, stimavano che la maggior parte delle economie mondiali avrebbe avuto a che fare con un’importante trasformazione, che avrebbe interessato oltre la metà dei profili professionali noti, a causa dell’inevitabile impatto delle nuove tecnologie.

L’introduzione massiccia della robotica, dell’intelligenza artificiale e dell’Internet of Things sta riconfigurando radicalmente il mondo della produzione. Servono nuove competenze e, parallelamente, si creeranno nuove professioni.

E così mondo della scuola, da una parte, e imprese, dall’altra, sono chiamati a dedicare risorse ed energie nella formazione delle competenze 4.0. Una missione non facile, ma necessaria per mantenere il Paese competitivo sui mercati internazionali.

Per questo, anche sul fronte istituzionale, già lo scorso anno, con il pacchetto Impresa 4.0 sono state destinate risorse per lo sviluppo delle attività formative tra il 2018 e il 2020.

Con queste iniziative, uno degli obiettivi è raddoppiare entro il 2020 il numero di studenti degli Its, gli Istituti Tecnici Superiori che formano i “supertecnici” da impiegare nel digital manufacturing.

Ancora recentemente, Confindustria ha segnalato in un report che, nei prossimi anni, ci saranno 250mila posti di lavoro non coperti per mancanza di competenze adeguate.

Formazione: un doppio dramma

Marco Taisch

«Un doppio dramma», ci dice Marco Taisch, Professor of Advanced & Sustainable Manufacturing and Operations Management al Politecnico di Milano e presidente di Made, il Competence Center della Lombardia. «Da una parte ci sarà gente senza lavoro e dall’altra le aziende perderanno in competitività!».

Ebbene, il nostro viaggio intrapreso nella Formazione 4.0 ci porta a scoprire come si potrà trasformare la figura dell’operatore nella fabbrica 4.0 e quali sono i nuovi profili richiesti, indagando l’offerta formativa proposta dai Competence Center, gli otto centri di competenza ad alta specializzazione istituiti dal Ministero dello Sviluppo Economico per supportare le imprese italiane verso la trasformazione digitale, e dai fornitori di tecnologia di automazione e IT, nell’articolo che segue.

Saper leggere i dati è l’essenza del 4.0

«L’elemento che contraddistingue le competenze necessarie per il prossimo futuro è l’Industria 4.0 che, in sostanza, significa raccogliere, gestire ed elaborare dati», prosegue Marco Taisch.

«La competitività di un’azienda si giocherà sulla capacità della stessa di presidiare questo processo. Saper produrre un pezzo meccanico oggi non è un vantaggio competitivo, lo diventa solo se si produce a costi più bassi, in tempi più rapidi e, soprattutto, se si consegna il pezzo nel luogo e nei tempi richiesti dal cliente».

È, dunque, la parte più organizzativa attinente alla logistica e alla supply chain che faranno il vantaggio competitivo, attraverso la gestione dei dati. «Dal colletto blu, risalendo tutti i livelli aziendali fino all’amministratore delegato, l’elemento comune sarà la capacità di leggere e interpretare i dati. Il primo passo è, dunque, aggiungere le competenze tipiche dei colletti bianchi ai colletti blu».

Dinamiche temporali e Reskilling

Un altro elemento che si aggiunge alla Formazione 4.0 è dato dalla velocità delle dinamiche. «Se nella terza Rivoluzione industriale le dinamiche temporali erano talmente lente che era sufficiente formare i giovani nelle scuole e lasciare che le competenze permeassero attraverso il ricambio generazionale, oggi i tempi sono molto più rapidi e quindi dobbiamo formare gli attuali lavoratori in azienda, attraverso un reskill delle competenze», spiega Taisch.

Ed ecco che sono state messe in campo due iniziative fondamentali: da un lato gli Its per formare i nuovi tecnici e dall’altro i Competence Center, rivolti alle imprese.

«La sfida non è banale», continua Taisch. «Non è pensabile che solo i Competence Center saranno in grado di erogare la formazione della quale ha bisogno il sistema industriale italiano, sostanzialmente per una questione di numeri. Per questo al Made faremo formazione ai formatori, per andare a moltiplicare l’effetto sul territorio nazionale della ricaduta della formazione in chiave quattropuntozero».

Il Sistema Its deve crescere

In Italia, in particolare, bisogna rafforzare l’infrastruttura intermedia rappresentata dagli Its che formano a tempo pieno per due anni ragazzi che escono dalla scuola media superiore.

«Questi Istituiti Tecnici Superiori stanno svolgendo un ruolo fondamentale perché stanno preparando le figure professionali che andranno a costituire l’ossatura per realizzare la produttività nelle fabbriche 4.0, ma sono ancora insufficienti in termini numerici», afferma Taisch. «Rispetto alla Germania, il fattore è di 1:100».

Scienze umane e sociali nella formazione
degli ingegneri 4.0

Che il capitale umano sia al centro della trasformazione digitale è ormai un pensiero ampiamente condiviso. Ma oltre a quelle soft skill che avranno sempre più un valore decisivo nella formazione degli ingegneri, stanno acquisendo sempre più importanza anche le conoscenze delle cosiddette scienze umane e sociali.

Al riguardo, «il Politecnico di Torino ha avviato una riflessione sul fatto che possa essere opportuno arricchire la formazione degli ingegneri con elementi di scienze sociali e umane, utili per lavorare meglio in contesti di team multidisciplinari», ci dice Juan Carlos De Martin, ordinario del Politecnico di Torino. «Non è una cosa nuova, se ne parlava già 25 anni fa a livello europeo».

Oggi, le principali università tecniche del Centro-Nord Europa hanno tutte inserito materie quali l’etica, la filosofia, la sociologia nella formazione degli ingegneri quale componente obbligatoria del percorso di studi.

E così anche il Politecnico di Torino, con il nuovo rettore Guido Saracco, ha ripreso l’esperienza per allinearsi alle migliori pratiche europee. «Due le motivazioni di fondo», spiega De Martin, «una un po’ più utilitaristica per fare in modo che gli ingegneri conoscano e apprendano che anche le scienze umane e sociali hanno un proprio metodo scientifico; la seconda risponde, invece, ai canoni più alti della formazione, vale a dire che non si formano solo ingegneri ma anche cittadini e persone».

Quali sono le nuove professioni?

Secondo Confindustria, sono queste le nuove professioni richieste nei contesti industriali.

  • Product Service Design Manager: progetta prodotti e servizi smart attraverso strumenti plm con l’utilizzo di tecniche quali la realtà aumentata e virtuale;
  • Operations Manager: analizza dati, modella, simula, usa le tecnologie IoT, pianifica e coordina;
  • Supply Chain Manager: si occupa di logistica collaborativa, analisi dati, gestione del cambiamento;
  • IT/OT Integration Manager: segue architetture IT/OT, piattaforme 4.0, modellazione/simulazione, cybersecurity;
  • Data Science Manager: gestisce architettura dati, data management, data analysis, competenze di dominio;
  • HR Manager: preposto al change management, agility management, gestione forme flessibili lavoro, relazioni industriali.

L’Offerta formativa di Made

«Stiamo lavorando a un piano in collaborazione con le aziende partner di Made, i formatori del Competence Center», spiega Taisch. «Erogheremo una formazione di tipo sia tradizionale in aula, sia teaching factory, che svilupperemo sempre di più su tutte le tecnologie riconducibili al 4.0. Sfrutteremo i 2.000 m2 di Lab per fare formazione sul campo e utilizzeremo diversi canali per coinvolgere in particolare le pmi del territorio».

I Competence Center sono nati in modo sinergico con i Digital Innovation Hub di Confindustria e con i Punti di impresa digitale delle Camere di Commercio. Altra sinergia fondamentale è quella tra gli otto Competence Center distribuiti sul territorio nazionale, ognuno focalizzato su determinate dimensioni tecnologiche.

Start 4.0: a Genova si punta a una cybersecurity consapevole

Il porto è un’infrastruttura critica molto complessa. Grazie alle tecnologie 4.0 la realizzazione del gemello digitale trasformerà uno dei più importanti scali italiani in un laboratorio tecnologico, dove sperimentare in particolare le tematiche della sicurezza, da quella delle persone che lavorano e che transitano fino alla cybesecurity, tra i primi fattori di rischio accanto ai disastri naturali.

Paola Girdinio, docente dell’Università degli Studi di Genova-Diten e presidente del Competence Center ligure Start 4.0
Paola Girdinio

«Prima di partire con qualsiasi tipo di programma», ci dice Paola Girdinio, docente dell’Università degli Studi di Genova-Diten e presidente del Competence Center ligure Start 4.0, «è fondamentale fare un assessment sulla cybersecurity, per creare awareness nelle pmi e nelle imprese familiari».

Anche la sicurezza intesa come safety non è trascurabile e, oggi, tecnologie come la realtà aumentata e la realtà virtuale sono di grande aiuto ai programmi di formazione.

«Abbiamo in programma di proporre un accordo a Inail proprio per la sicurezza di alcuni contesti lavorativi pericolosi per la vita umana», spiega Girdinio.

L’offerta formativa di Start 4.0, che parte da una forte interazione con gli Innovation Digital Hub di Confindustria, si articolerà in un Master in Cybersecurity sulla protezione delle infrastrutture critiche aperto a tutti, con un riconoscimento accademico e in formazione orientata al manifatturiero e a Industria 4.0 dalle scuole medie superiori, attraverso la società Sedapta.

«Per vincere la sfida formativa è, tuttavia, fondamentale fare sistema su temi orizzontali tra gli otto Competence Center», sottolinea concludendo la professoressa Girdinio.

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