La ripresa continua, ma i giovani laureati emigrano

In Italia si rafforza la ripresa. É quanto emerge dall'ultimo documento elaborato dal Centro Studi di Confindustria, che prevede anche un Pil in rialzo nel corso di quest'anno, che dovrebbe raggiungere l’1,5%.
A trainare la ripresa è soprattutto l’export (che da alcuni anni sta guadagnando quote di mercato), favorito anche da investimenti incentivati dalle misure governative. Si tratta di dati positivi che, però, non sono sufficienti per colmare il divario nell’incremento del Pil rispetto al resto dell’Euro area e, più in generale, dell'economia mondiale, che ha ripreso a crescere in modo significativo.
Il ritmo della crescita mondiale, in particolare, risulta superiore alle attese grazie alla propulsione che il settore manifatturiero è tornato a fornire, nell’insieme dell’economia mondiale e in quasi tutti i maggiori Paesi avanzati ed emergenti. “La produzione e la domanda di beni di investimento e l’attività manifatturiera”, si legge nel documento del Centro Studi di Confindustria, “sono forti attivatrici di scambi internazionali, per come sono organizzate le filiere e per la specializzazione di alcune economie nella fabbricazione di macchinari e impianti (tra queste spiccano Germania e Italia)”.
Aspettative positive anche per l'occupazione, l’unica variabile economica insieme all’export ad aver superato il picco pre-crisi. Ciò non significa, però, che il peggio sia alle spalle: “a 7,7 milioni di persone manca ancora lavoro, in tutto o in parte. Soprattutto allarmante è la questione della bassa occupazione giovanile che, diversamente dal passato, si trasforma in emigrazione. L’uscita di giovani dal Paese, molti dei quali diplomati e laureati, è proseguita anche nel 2016 e con flussi accresciuti significativamente: 61mila tra i 18 e i 39 anni, con +19,1% sul 2015. I laureati di ogni età che se ne sono andati sono stati 25mila, solo nel 2016”.
Tra le sfide di medio-lungo periodo per l’Italia, ha un posto importante la sua relazione con l’Africa. Il continente cresce demograficamente a ritmi molto elevati e si rende decisiva la gestione dei rapporti futuri, economici e finanziari.
"I dati” ha rimarcato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, “confermano l'inversione di tendenza dell'economia italiana, che però è ancora debole e, quindi, dobbiamo continuare su questa strada. Alcuni provvedimenti del Governo, dal Jobs act a Industria 4.0, stanno dando effetti su economia reale. Il messaggio è: non depotenziamoli, andiamo avanti".

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