In Italia l’elettricità costa il 60% più che in Germania

I costi energetici rappresentano uno dei principali ostacoli alla competitività delle imprese, come conferma l'analisi trimestrale Enea sul “Sistema energetico italiano”. Dallo studio emerge infatti una crescita del differenziale di prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia rispetto ai principali Paesi europei. Si registrano infatti punte che raggiungono il 60% in più nel confronto con la Germania, il nostro principale competitor manifatturiero in Europa (20 punti percentuali in più rispetto all’inizio dell’anno).
Lo studio evidenzia inoltre che, nei primi nove mesi del 2017, è cresciuta anche la domanda nazionale di gas (+8% rispetto allo stesso periodo 2016), spinta da termoelettrico (+14%) e industria (+8%), ma i consumi di gas restano comunque lontani dal picco annuale raggiunto nel 2005. Ai massimi storici invece sia il peso del gas sul mix energetico (circa il 39% dell’energia primaria totale) che la nostra dipendenza dall’estero (oltre il 92% del gas consumato), con importazioni in aumento (+9%), soprattutto da Russia (+11%) e Nord Europa. Forte crescita del GNL gas naturale liquefatto (+32% nei primi nove mesi).
Francesco Gracceva, l’esperto Enea che ha coordinato l’analisi, ha sottolineato che “la crescita della domanda e la conseguente ripresa del ruolo del gas nel mercato elettrico ha comportato un aumento dei prezzi dell’elettricità significativamente maggiore dell’incremento registrato sui mercati continentali, per cui si è allargata la già ampia forbice tra i prezzi all’ingrosso italiani e dei principali paesi europei. Similmente, anche il gap di costo tra il gas italiano e quello del nord Europa, l’altro obiettivo considerato prioritario dalla SEN per migliorare la competitività del paese, continua a rimanere su valori elevati, nell’ultimo trimestre costantemente superiori ai 2 €/MWh”.
Anche in questo III trimestre la ripresa economica si riflette sulla crescita dei consumi finali di energia (+ 0,5% nel trimestre, +0,9% nei primi nove mesi dell’anno rispetto agli stessi periodi 2016), ma a differenza del trimestre precedente tornano a diminuire le emissioni di CO2 (-1,2%), grazie alla crescita della generazione elettrica da rinnovabili (+2%) e alla riduzione dei consumi di carburante nei trasporti stradali (-3,4%). In quest’ultimo caso il calo sembra legato principalmente al rinnovo del parco auto (circa 2 milioni di nuove immatricolazioni 2017) che è riuscito a “contrastare” l’incremento del traffico veicolare, mentre resta ancora poco significativa la percentuale di auto elettriche.

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