Cybersecurity Co-Innovation Center: a Milano la sicurezza è un gioco di squadra  

Si chiama Cisco Cybersecurity Co-Innovation Center, si trova al primo piano del Museo della Scienza e della Tecnologia Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano ed è il primo centro di co-innovazione Cisco dedicato alla sicurezza informatica in Europa. Sarà aperto a cittadini privati e aziende.

Attivato in soli sei mesi, questo nuovo spazio di innovazione dedicato alla cybersecurity arriva dopo tre anni di felice collaborazione tra Cisco e il Museo milanese, nella cornice del programma Digitaliani, avviato nel 2016, con un investimento iniziale di circa 100 milioni di dollari).

“Ci siamo trovati l’11 luglio del 2019, io e Fiorenzo Galli, il direttore generale del Museo”, ha detto Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, durante la cerimonia inaugurale dello scorso 24 gennaio a Milano, “e ci è venuta l’idea. E oggi vediamo questa idea già fatta realtà, una realtà che porta ai visitatori la possibilità di interagire con un colosso del mondo IT su uno dei temi più importanti di oggi, la cybersicurezza, con l’obiettivo di realizzare progetti educativi e formativi sul tema”.

 

 

 

 

“Questo luogo è magico, ci permetterà di fare grandi cose”, ha affermato Santoni, “guardiamo al futuro ma abbiamo alle spalle una grande esperienza nell’IT e nella sicurezza informatica. Questo è un tema oggi più che mai prioritario: tutto è connesso e tutto, quindi, deve essere reso il più possibile sicuro. Pensate che solo nel periodo di Expo2015 sono stati gestiti e risolti con successo oltre 500mila attacchi in sei mesi. Dobbiamo rendere il Paese digitalmente più sicuro, affinché sia più competitivo, attraverso una maggiore consapevolezza e una più efficace formazione. È anche necessario puntare a una maggiore scalabilità della protezione, che deve essere adeguata a grandi aziende ma anche alle pmi”.

Come si diventa cybersicuri?

Per rendere un Paese digitalmente sicuro serve una stretta collaborazione tra istituzioni governative, aziende, esponenti del mondo accademico e della ricerca.

“La cybersicurezza deve fare parte del percorso di innovazione di ogni azienda e, viceversa, un percorso di innovazione e trasformazione digitale oggi non può escludere la cybersicurezza”. A dirlo è stato Enrico Mercadante, responsabile Innovazione e Digital Transformation di Cisco Italia, che ha spiegato anche come si fa innovazione ‘sicura’ in Cisco.

“In Cisco non ci ‘limitiamo’ a investire in attività di R&D, nelle acquisizioni di aziende e di startup sul territorio, ma facciamo anche ‘co-innovazione’, come dimostra il centro inaugurato a Milano, che fa parte della rete mondiale dei Co-Innovation Center Cisco, una dozzina circa, ognuno orientato a focus tecnologici diversi. In Europa è il primo dedicato a privacy e sicurezza IT”.

“Co-innovare significa per noi lavorare in modo aperto, coinvolgendo tutti i partner interessati, nel massimo scambio di esperienze, tecnologie e competenze, ragionando in termini di filiera”, ha aggiunto Mercadante. “La digitalizzazione oggi e in futuro porrà problemi molto complessi: non possiamo affrontarli da soli, ma solo in un ecosistema di partner”.

Cosa si può fare nel Cybersecurity Co-Innovation Center

Il Co-Innovation Center è finanziato con investimenti provenienti dal Country Digital Acceleration (CDA) Program di Cisco, del quale Digitaliani è espressione nel nostro Paese. CDA è una iniziativa globale pensata per accelerare la realizzazione delle agende digitali nazionali, in partnership e in collaborazione con le pubbliche amministrazioni nazionali e centrali.

La struttura ospita spazi dedicati agli sviluppatori e ricercatori, laboratori per lo sviluppo e verifica di soluzioni innovative, aree che saranno dedicate a incontri tematici.

“Nel Centro di Co-Innovazione si lavorerà in particolare su alcuni aspetti chiave della cybersecurity: la sicurezza avanzata dell’Internet delle Cose, la privacy e la sicurezza nei servizi dei cittadini, la protezione delle filiere di valore e delle infrastrutture nazionali critiche. L’obiettivo è creare e testare nuove idee e progetti sviluppati insieme alle aziende, le università ed i partner tecnologici con una logica di innovazione aperta”, ha spiegato Mercadante.

“Nel Cybersecurity center ci focalizziamo sulla threat intelligence e sulla tutela della privacy, con riferimento alle possibili vulnerabilità delle infrastrutture critiche e delle aziende sul territorio nazionale, che emergono sempre di più nei nuovi scenari digitali di applicazioni IoT e di connessioni avanzate come il 5G. Basti pensare all’industria: un tempo si viaggiava su reti molto chiuse, ma oggi con i nuovi paradigmi di Industria 4.0, macchine e dispositivi sono tutti più esposti alla connettività e richiedono quindi la massima protezione dei dati che tra loro si scambiano”.

Questa dipendenza tecnologica tipica del mondo digitale di cui ormai tutti, privati e imprese, soffrono porta in primo piano nuovi temi di sicurezza e privacy. “Proprio per questo la cybersecurity è un gioco di squadra: per dare soluzioni efficaci, serve una collaborazione tra più realtà (ricerca, aziende, mondo accademico, istituzioni, associazioni ecc.)”, ha commentato Anthony Grieco, Trust Strategy Officer di Cisco. “Ed è proprio in questa struttura che passiamo dalle parole ai fatti, mettendo davvero in pratica l’idea di un lavoro di squadra”.

Cybersecurity, il messaggio è: proteggere insieme

Alla cerimonia di inaugurazione del 24 gennaio scorso al Museo è intervenuto anche Chuck Robbins, Ceo di Cisco, che ha ribadito tre concetti fondamentali in ottica di cybersecurity: l’educazione dei giovani, il reskilling dei lavoratori e l’assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni e gli enti pubblici nell’indirizzare l’impatto delle nuove tecnologie e della sicurezza sulla società. “In futuro serve più educazione. Dobbiamo educare cittadini e imprese a come gestire i cambiamenti che Internet, l’automazione avanzata e l’Intelligenza Artificiale stanno avendo”, ha detto Robbins.

“Considerate a quanto si stanno evolvendo le infrastrutture di rete, ai cambiamenti che il 4G ha introdotto, in termini di utilizzo di app su device mobili. E immaginate ora come cambierà lo scenario con il 5G o, ancora, con il 6G”, ha aggiunto il Ceo. “Il perimetro da proteggere è destinato a estendersi in modo inarrestabile, reti, dati, e-mail, App... E se il perimetro si estende, crescono le minacce, diventano ibride: per questo le misure da adottare, per essere efficaci, devono essere altrettanto articolate, complesse e sostenute da un mix di competenze, come questo centro può garantire”.

E, ha aggiunto Robbins, “sono contento che sia l’Italia a ospitare questo Co-Innovation Center, per la particolare comprensione del cambiamento e il particolare adeguamento al nuovo mondo digitale che si respira nel Paese”.Un Paese, l’Italia, che - a detta della Ministra per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano - “se vuole essere digitale ma non pensa alla sicurezza informatica mette a rischio la sua stessa libertà e la sua economia”, proprio in considerazione della crescente esposizione alla connettività Internet e alle applicazioni software in ogni sua compagine, a partire dalla PA e dall’industria.

“Più aumenta la diffusione di App, codici software e dispositivi mobili sempre connessi in rete per singolo cittadino (oggi la media è di 3 oggetti per singola persona), più è necessario proteggersi, con i migliori strumenti e le migliori strategie possibili”.

E la cosa peggiore, ha continuato Pisano, “è che oltre ai danni che si subiscono, chi è vittima di cyberattacchi prova anche un senso di vergogna che crea un circolo vizioso: nessuno ne parla, non ci si confronta, si diventa più vulnerabili”. Per questo, ancora si torna a dire, la formazione e l’educazione sono fondamentali per non cadere in trappola. “Il problema non è la tecnologia in sé o la digitalizzazione, quanto piuttosto l’utilizzo che di questa tecnologia si fa e il modo in cui questa digitalizzazione si affronta”.

E, ancora, anche nel nostro Paese, nonostante stia crescendo la consapevolezza sul tema, non si può dire altrettanto del budget allocato. “Le pmi spendono circa 3mila euro l'anno in cybersecurity, mentre le grandi aziende alzano la soglia sui 20-30mila euro all’anno, ancora poco sufficiente per farci sentire al sicuro”.

Oltre al budget, resta in ogni caso fondamentale che si collabori al massimo tra stakeholder diversi (università, PA, aziende), in modo che si possano condividere visioni, competenze, linee guida e trasferirle poi nelle proprie aziende o realtà, stimolando competenze interne e, se possibile, scegliendo di lavorare su software opensource. 

La cybersecurity deve essere inclusiva

Il Cybersecurity Co-Innovation Center è stato inaugurato alla presenza anche di Roberto Baldoni, vicedirettore generale del DIS (Dipartimento Informazioni per la Sicurezza) della Presidenza del Consiglio con delega alla cybersecurity, del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, di Roberta Cocco, Assessora alla Trasformazione Digitale e Servizi Civici del Comune di Milano. Tutti hanno ribadito l’importanza della formazione e dello sviluppo di nuove competenze nell’ambito della sicurezza informatica.

Per questo, in linea con i pilastri del rinnovato investimento di Cisco in Italia - sicurezza, skill (competenze) e impegno sociale - il Co-Innovation Center si aprirà ai cittadini anche attraverso iniziative di formazione sui temi del digitale e della sicurezza.

Il Museo diventerà una delle Cisco Networking Academy, dove saranno offerti corsi dedicati sia ai giovani che a coloro che già lavorano e desiderano riqualificarsi con le competenze del futuro.  Cisco donerà attrezzature tecnologiche e, inoltre, inserirà il Museo nel suo progetto di responsabilità sociale “A Scuola di Internet” - in cui i dipendenti Cisco organizzano su basevolontaria incontri rivolti a bambini e ragazzi dedicati all’uso sicuro e consapevole del web.

Insomma, la cybersecurity nell’era della digitalizzazione (nei prossimi due anni si passerà da 27 a 500 miliardi di connessioni) deve essere più inclusiva che mai, non solo in termini di integrazione tecnologica - robotica, IA, Cloud e mobilità restano i focus - ma anche in termini di integrazione di skill e competenze.

Cisco e Milano ci credono, e non lo dimostra solo questo nuovo progetto del Co-Innovation Center, ma lo stesso programma Digitaliani con il quale, dal gennaio 2016 a oggi, sono stati attivati complessivamente 53 progetti digitali (475 a livello mondiale) e certificati in cybersecurity 5mila studenti (24mila a livello mondiale).

 

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