Appunti di digitalizzazione dalla Next_Generation Conference 2018

Edoardo Manicardi, Vice President Channel Sales di Aveva, ha aperto la Wonderware Next Generation Conference 2018 a Milano. L'appuntamento biennale organizzato in Italia da Wonderware, oggi parte di Gruppo Aveva, quest'anno ha seguito il fil rouge "Your Digital transformation - from business to operations".

Gli organizzatori si sono dati l'obiettivo di "ispirare" i partecipanti nel loro percorso digitale, verso l'eccellenza operativa e l'evoluzione tecnologica, anche attraverso il racconto di chi sta intraprendendo ora questo percorso o lo ha già fatto con successo.

"Ormai tutti parlano di Digital Transformation, a volte anche un po' a sproposito. Diventa ora prioritario passare dalle parole ai fatti, focalizzandosi sulle opportunità concrete del digitale per rendere il proprio business migliore e per far evolvere i propri impianti", ha detto Manicardi.

"Ci troviamo di fronte, da un lato, a grandi cambiamenti di mercato che costringono tutti a essere più competitivi e, dall'altro, a nuove tecnologie emergenti, anche grandiose, che bisogna però imparare a usare bene. In mezzo a questi due estremi, ci sono le imprese, con i loro problemi reali e i loro imperativi quotidiani: ottenere il massimo dagli impianti è il target primario della maggior parte di queste imprese. Ed è proprio nel raggiungimento di questo target che noi vogliamo affiancarle".

Come si diventa "digital"?

Cosa significa però avviare un vero e proprio progetto digitale oggi? "Significa partire prima di tutto da alcuni requisiti essenziali: automazione avanzata, massima connettività, possibilità di rappresentare in modo virtuale una realtà fisica, opportunità di visualizzazione ed elaborazione dei dati estremamente potenti", ha spiegato Manicardi.

"Senza dimenticare due aspetti tanto ovvi, quanto non sempre scontati: la semplicità d'uso e la flessibilità", ha continuato il Vice President. "Avviare un progetto digitale vuole dire anche, e prima di tutto, nutrire la curiosità e la volontà di accostarsi al cambiamento, grazie alle tecnologie disponibili, modificando il proprio modo di progettare, costruire, gestire e mantenere macchine e impianti".

Rob Kambach, uno dei "padri" della Wonderware System Platform 2017, intervenendo all'evento di Milano ha ricordato che la Digital Transformation è essenzialmente un viaggio e che non esiste un punto preciso di partenza, al contrario ne esistono molti e tutti diversi.

"Il punto di partenza per il vostro viaggio nella digitalizzazione della produzione dipende essenzialmente da dove volete andare, da qual è il vostro obiettivo di business", ha commentato Kambach. E solo dopo aver fissato questi punti, si può partire, scegliendo di conseguenza anche le tecnologie più adatte a viaggiare.

"Wonderware ne mette a disposizione numerose, dall'Information Management all'HMI, dalla supervisione al controllo, sino alle più evolute applicazioni Cloud che includono una ricca serie di estensioni, disponibili ia in modalità built-in sia standalone, per mettere in comunicazione dispositivi e software via Cloud", ha dettagliato Kambach.

Nel corso del suo intervento il manager si è anche soffermato sulle potenzialità delle applicazioni di "Secondary Sensing", a partire dall'utilizzo combinato di Wonderware InTouch Edge Hmi e degli IoT gateway, sulla soluzione di analisi Aveva Insight, sulle opportunità della Collaboration e della condivisione dei dati in Cloud con la piattaforma software Aveva Connect e, infine, sulle proposte di training e predictive maintenance basate su Augmented and Virtual Reality.

Le aziende che sono già nella Next Generation

A Milano alcuni clienti Wonderware sono intervenuti per raccontare il loro viaggio di Digital Transformation. Farchioni, ad esempio, ha scelto di mettere la digitalizzazione - supportata dalle tecnologie Wonderware - al servizio della tradizione e delle persone, nella massima tutela della qualità, dei profumi, del gusto e della sicurezza in bottiglia.

"Abbiamo scelto di affrontare i processi in modo nuovo, puntando alla sicurezza sia alimentare (Wonderware ci garantisce che un brand sia fatto sempre allo stesso modo, replicando una ricetta ottimale individuata in laboratorio), sia delle persone (Wonderware ci permette di controllare il campo, ciò che succede alle macchine, alle pompe, agli I/O)", ha spiegato Andrea Violetti, il General Manager dell'azienda produttrice di olio d'oliva.

"Siamo entusiasti di questa collaborazione storica con Wonderware, che dal 2003 ad oggi ci ha permesso di cambiare processi di produzione e professionalità. Alla fine, il nostro viaggio digitale è iniziato ben 15 anni fa, quando ho scelto di prendere in prestito una tecnologia Wonderware che al momento era utilizzata solo in ambito petrolifero".

"Stiamo pensando di andare oltre il  concetto di Industria 4.0, per passare a quello successivo di People 4.0, per trasmettere alle persone le modalità più adeguate per usare le tecnologie abilitanti la trasformazione digitale".

Claudio Cosentino, Ceo di Gori, una realtà di circa 750 persone che gestisce per circa 74 comuni campani le reti di distribuzione idrica e di raccolta e depurazione delle acque reflue, ha raccontato invece come per Gori il digital journey abbia reso possibile gestire al meglio gli impianti dell'infrastruttura idrica, selezionando lo Scada Wonderware, guadagnando in facilità di programmazione e di utilizzo.

"La potenza di questa piattaforma ci ha permesso il controllo e la supervisione efficiente degli impianti, con il recupero di 30-40% dell'acqua nella zona", ha detto Gori. "La trasformazione digitale in atto ci darà in futuro una mole incredibile di dati informatici che dovremo usare per ottenere ulteriori modelli di miglioramento delle performance di sistemi. Al momento stiamo lavorando all'ottenimento dell'efficienza e dei miglioramenti attesi".

Digitalizzazione, flessibilità e purezza

Per il direttore dei Sistemi Informativi dell'azienda DiSaronno, Antonio Pisano, il viaggio digitale è iniziato quando ha dato avvio al progetto Mes sulle linee produttive. "Avevamo tanti obiettivi, in particolare in termini di flessibilità nella gestione delle produzioni su commessa in linea, ma anche in termini di riduzione in prospettiva dei prodotti finiti e delle materie prime a magazzino", ha affermato Pisano. "Abbiamo anche messo in comunicazione tra loro le macchine, e questo ci ha permesso la raccolta di un numero molto elevato di dati, sui quali poi dovremo certo continuare a lavorare, per farli fruttare al meglio".

In STMicroelectronics, la digitalizzazione è invece soprattutto una questione di purezza. Alessandro Beretta, Facility Manager del sito di Agrate Brianza, dove lavorano 5mila dipendenti e si producono microchip per IoT e automotive, ha raccontato che la sua battaglia quotidiana è ottenere in camera bianca la massima qualità delle lavorazioni attraverso il mantenimento di parametri di costanti di purezza dell'acqua, dell'aria e dei prodotti chimici che entrano a contatto con il silicio, durante il processo produttivo, che non deve tra l'altro essere mai interrotto.

"Il nostro problema non è tanto raccogliere i dati, ma avere a disposizione i frame giusti di lettura di questi dati di purezza, che arrivano da oltre 100mila punti di raccolta in campo", ha detto Beretta, "e in questo la digitalizzazione con il supporto di Wonderware ha permesso di formulare i Kpi giusti e di leggere i dati nel modo più utile per noi, vedendo i problemi e intervenendo anche sul controllo di processo in campo, il vero motore del nostro business".

Nel sito di Agrate è anche in atto un vero e proprio mash up tra l'ufficio e la fabbrica a livello di skill e professionalità. "E lo skill più richiesto ora è la capacità di interpretare i dati", ha aggiunto Beretta. "A partire dal manutentore. Insomma la digitalizzazione ha portato anche a un vero e proprio cambiamento delle competenze aziendali".

La digitalizzazione non la prescrive il dottore

Seppur diverse le esperienze di queste aziende, sono comuni i pillar sui quali poggia la digitalizzazione: persone, processi, tecnologie. ​Nel corso dell'evento, Fabio Candussio, docente di sistemi informativi aziendali dell'Università degli Studi di Udine, dopo aver ironicamente lanciato una provocazione ("L'industria 4.0 non ce l'ha mica prescritta il medico"), ha ribadito l'effetto maggiormente dirompente di questa Quarta rivoluzione industriale rispetto alle precedenti.

Essa infatti è caratterizzata da velocità esponenziale, convergenza di più tecnologie e carattere stesso della rivoluzione, che non può più essere definita solo "industriale", ma di "sistema", nel senso che coinvolge ogni ambito, estendendosi fuori dalla fabbrica, negli spazi della socializzazione e della city.

Il prof. Candussio ha isolato l'essenza del successo del viaggio nella digitalizzazione in alcuni semplici quesiti: "Cosa posso fare e cosa non posso fare con il 4.0"? Puntare sull'efficienza? Sull'innovazione di prodotto? Sul modo di relazionarci con il cliente, in un'ottica di customer intimacy?

"Sono tutte domande importanti per definire un business model preciso, che non deve però mai farvi perdere di vista il vostro core target, ovvero quello di riuscire a generare sempre nuovo valore reale per il vostro cliente", ha chiarito Candussio, con un consiglio: "Non intraprendete il viaggio digitale solo per fare efficienza, non avrebbe senso: le opportunità del 4.0 vanno ben oltre questo obiettivo primario di performance di linea".

 

 

 

 

 

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