A rischio d’esplosione

Normative

Un'esplosione improvvisa rappresenta, da sempre, uno dei principali timori per chi opera all'interno dei settori chimici o petrolchimici, dove la prevenzione costituisce uno dei problemi prioritari. Proprio la prevenzione, in passato, si è concentrata proprio sulle industrie petrolchimiche, ma anche quelle in cui sono trattati i materiali ritenuti tipicamente esplosivi, come i fuochi d'artificio o, in generale, i gas. Non possiamo però dimenticare che, in specifiche condizioni, 1'esplosione può avvenire anche in un comune molino dedicato alla macinazione del grano. Questo perché, tecnicamente, un'esplosione è un improvviso e violento rilascio di energia, che può essere innescato nelle condizioni più diverse.
Alla luce di queste considerazioni e per armonizzare le normative dei singoli Paesi, nel 2003 è entrata in vigore la direttiva 94/9/CE, relativa agli 'apparecchi e ai sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva'. A distanza di anni queste prescrizioni, come dimostrano recenti fatti di cronaca, non sono ancora state adottate adeguatamente in tutti gli ambienti, con rischi elevati per l'incolumità delle persone, oltre che per l'integrità delle linee produttive e degli edifici. La progressiva automazione degli impianti produttivi ha consentito di allontanare le persone dai punti maggiormente pericolosi, oltre a prevenire qualunque rischio di errore umano. È però indubbio che la presenza di apparati elettronici induce l'aumento della temperatura in determinate aree, oltre alla presenza di scintille che potrebbero innescare un'esplosione. Per tale ragione è opportuno ribadire i concetti base della norma Atex (ATmosphere EXplosive), che prende in considerazione prodotti elettrici e non elettrici impiegati in aree potenzialmente pericolose, distinguendo le caratteristiche di ognuna e fissando le modalità di protezione più adeguate. È quindi opportuno ricordare come tutti gli apparecchi, che nel loro funzionamento ordinario o anomalo potrebbero produrre sorgenti di accensione quali scintille, superfici calde, archi, fiamme, gas caldi... ricadano nel campo di applicazione della direttiva 94/9/CE.

La direttiva 94/9/CE
La direttiva 94/9/CE definisce un'atmosfera esplosiva come una miscela di: sostanze infiammabili (allo stato di gas, vapori, nebbie o polveri); con aria in determinate condizioni atmosferiche; in cui, dopo l'innesco, la combustione si propaga all'intera miscela infiammabile (nel caso delle polveri può accadere che, dopo l'innesco, la combustione non si propaghi a tutte le polveri). Qualunque atmosfera che, in determinate condizioni di esercizio e/o per effetto dell'ambiente circostante, può potenzialmente diventare esplosiva, può essere quindi classificata 'atmosfera potenzialmente esplosiva'. In questo contesto l'Unione Europea ha adottato due direttive armonizzate in termini di salute e sicurezza: Atex 100a e Atex 137. La prima identifica i requisiti minimi di sicurezza per i prodotti destinati all'uso in atmosfere potenzialmente esplosive negli Sati membri dell'Unione Europea, mentre la direttiva Atex 137 (99/92/CE) definisce i requisiti minimi di salute e sicurezza sul lavoro relativamente alle condizioni di lavoro e alla movimentazione di prodotti e materiali in atmosfere potenzialmente esplosive. Per tale ragione, la direttiva suddivide l'ambiente in zone e definisce varie categorie di prodotti al loro interno. La suddivisione in zone consente, quindi, di selezionare gli apparecchi e i macchinari da utilizzare nell'area. In molti casi, comunque, non è richiesta la piena certificazione, ma è sufficiente una semplice 'valutazione dei rischi'.

Un rischio calcolato
La direttiva distingue tra Gruppo I (prodotti da utilizzarsi in miniere grisutose) e Gruppo II (apparecchiature destinate all'utilizzo in superficie). Per gli apparecchi destinati ad essere impiegati in superficie esistono tre ulteriori categorie, in funzione del livello di protezione (zona di utilizzo). Tali categorie sono individuate dal numero 1, 2, 3 seguito dalla lettera G (Gas) e D (Dust/polveri). Le apparecchiature di Categoria 1 e 2 devono essere certificate con esame CE  da parte di un organismo notificato. Mentre le apparecchiature di Categoria 3 non necessitano di certificazione da parte dell'organismo notificato, ma è sufficiente una dichiarazione scritta di conformità alla direttiva. Poiché il rischio di esplosione può essere molto diverso, in funzione dell'ambiente e delle condizioni presenti, la direttiva distingue inoltre, per il gruppo I, tra il caso in cui l'alimentazione di energia debba essere o meno interrotta in presenza di un'atmosfera esplosiva. Per il gruppo II, essa dipende invece da dove il prodotto sarà utilizzato e se un'atmosfera potenzialmente esplosiva è sempre presente o vi è probabilità che si manifesti per lunghi o brevi periodi.
Scendendo nel dettaglio, in ambienti sotterranei gli apparecchi classificati in Categoria M1 devono rimanere operativi, per ragioni di sicurezza, anche in presenza di atmosfera esplosiva e sono caratterizzati da mezzi di protezione contro le esplosioni tali che, in caso di guasto di uno dei mezzi di protezione, almeno un secondo mezzo indipendente assicuri il livello di sicurezza richiesto. In alternativa, al verificarsi di due guasti indipendenti uno dall'altro, deve essere garantito il livello di sicurezza prescritto. Per i prodotti di categoria M2 è invece necessario interrompere l'alimentazione di energia in presenza di atmosfera esplosiva. È tuttavia prevedibile che, durante il loro funzionamento, si possano manifestare atmosfere esplosive, in situazioni in cui sia impossibile interrompere immediatamente l'alimentazione stessa. Diventa quindi necessario incorporare mezzi di protezione tali da garantire un livello di sicurezza elevato. È però importante ricordare che tali protezioni prevengono il rischio di esplosione solo durante il funzionamento normale, anche se in condizioni gravose, mentre sono esclusi i casi particolari.
Differenti le richieste per i prodotti destinati al cosiddetto gruppo II. In questo caso, infatti, la Categoria 1 comprende i prodotti progettati per funzionare conformemente ai parametri operativi stabiliti dal fabbricante. In tal modo è possibile garantire un livello di protezione molto elevato per l'uso previsto in ambienti in cui vi sia un'elevata probabilità che si manifestino o si rilevino 'sempre, spesso o per lunghi periodi' atmosfere esplosive dovute a miscele di aria e gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri. Per tale ragione, gli apparecchi di questa categoria sono caratterizzati da mezzi di protezione contro le esplosioni, capaci di garantire che, in caso di guasto ad uno di loro, almeno un secondo mezzo indipendente assicuri il livello di sicurezza richiesto. In alternativa, qualora si manifestino due guasti indipendenti uno dall'altro, deve essere garantito il livello di protezione richiesto. La Categoria 2 comprende, invece, i prodotti progettati per funzionare conformemente ai parametri operativi stabiliti dal fabbricante e garantire un livello di protezione elevato per l'uso previsto in ambienti in cui vi sia probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri. In questo caso la protezione contro le esplosioni deve funzionare in modo da garantire il livello di sicurezza richiesto anche in presenza di difetti di funzionamento degli apparecchi o in condizioni operative pericolose, di cui occorre abitualmente tener conto. La Categoria 3, infine, comprende i prodotti progettati per funzionare conformemente ai parametri operativi stabiliti dal fabbricante e garantire un livello di protezione normale per l'uso previsto, in ambienti in cui vi sono scarse probabilità che si manifestino atmosfere esplosive dovute a gas, vapori, nebbie o miscele di aria e polveri. È importante ricordare che i prodotti classificati in Categoria 3 devono garantire il livello di sicurezza richiesto solo in condizioni di funzionamento normale.

Combinazioni pericolose
Per chi è chiamato ad installare componenti in un ambito potenzialmente esplosivo, è importante ricordare che anche la combinazione di due o più parti di apparecchi, oltre agli eventuali componenti, viene considerata un prodotto. E, per tale ragione, rientra nel campo di applicazione della direttiva 94/9/CE. In particolare, se tali assiemi non sono 'pronti per l'uso', ma richiedono un'installazione adeguata, è necessario fornire anche le istruzioni necessarie per garantire la conformità alla direttiva 94/9/CE senza ulteriori valutazioni della conformità. Nel caso in cui un assieme sia costituito da parti di apparecchiatura diverse, tali parti devono essere conformi alla direttiva, oltre che ad essere soggetti alla relativa valutazione della conformità, alla marcatura CE. Il fabbricante dell'assieme può comunque presumere la conformità delle singole parti di un'apparecchiatura, limitando la propria valutazione dei rischi derivanti dall'assieme stesso a quelli aggiuntivi d'innesco e ad altri pericoli rilevanti a causa della combinazione realizzata. Nel caso in cui vengano identificati pericoli aggiuntivi, diviene però necessaria un'ulteriore valutazione della conformità dell'assieme. Allo stesso modo, il responsabile dell'assemblaggio può presumere la conformità dei componenti corredati di un certificato, rilasciato dal rispettivo fabbricante, che ne dichiari la conformità. Tuttavia, se il fabbricante dell'assieme inserisce parti prive di marcatura CE (poiché si tratta di elementi fabbricati direttamente o ricevuti da un fornitore e destinati ad ulteriore trasformazione) o componenti non corredati di tale certificato, il fabbricante non potrà presumerne la conformità e la sua valutazione della conformità dell'assieme dovrà riguardare anche le parti aggiunte. Infine, la dichiarazione CE di conformità, oltre alle istruzioni per l'uso, devono riguardare l'assieme nel suo complesso. Il fabbricante si assume la responsabilità della conformità alla direttiva ed è quindi tenuto a fornire, nelle istruzioni per l'uso, indicazioni chiare relative al montaggio, all'installazione, al funzionamento, alla manutenzione... Un esempio pratico di questa situazione è rappresentato da una pompa (non elettrica), valutata in base alle relative procedure di conformità, collegata ad un motore elettrico (apparecchio elettrico) già sottoposto a valutazione. Se l'apparecchio combinato non comporta altri rischi, non sarà necessaria alcuna ulteriore valutazione per la parte elettrica. In caso contrario, se la pompa o il motore elettrico non sono stati sottoposti alle relative procedure di valutazione della conformità, il prodotto che ne risulta deve essere considerato un apparecchio elettrico e la valutazione della conformità deve trattarlo come tale.

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