G7 Energia chiuso senza accordi

 

Si è chiuso lunedì 10 aprile il G7 energia, durante il quale le sette Nazioni più ricche e industrializzate del mondo non hanno espresso una dichiarazione congiunta sui cambiamenti climatici. Un mancato risultato frutto della scelta degli Stati Uniti di non dare seguito agli impegni sottoscritti a Parigi.

Alla luce di questa posizione, mentre le restanti Nazioni hanno confermato l’impegno a rispettare l’intesa siglata due anni fa in Francia, con l’obiettivo di contenere l’aumento delle temperature medie entro 2 gradi centigradi, rispetto ai livelli preindustriali, gli Usa proseguiranno per una strada diversa. Il presidente americano mira infatti all’indipendenza dagli approvvigionamenti esteri e, per farlo, vuole utilizzare le risorse fossili presenti nel sottosuolo americano.

Al termine dell’incontro dei G7 è stato comunque diffuso un documento riassuntivo che, pur non rappresentando un impegno comune, evidenzia lo sviluppo delle fonti rinnovabili e delle tecnologie pulite nei trasporti, con anche un cenno alla possibilità di eliminare i sussidi dannosi ai combustibili fossili entro il 2025.

Frattanto, a livello nazionale, si è in attesa del documento di Strategia energetica nazionale (SEN), che il Governo italiano dovrebbe presentare nei prossimi giorni. Un documento che, si auspica da più parti, favorisca le tecnologie pulite, la generazione distribuita e l’elettrificazione dei trasporti. Anche se le ultime prese di posizione del Governo sembrano meno attente alle rinnovabili rispetto all’immediata necessità di garantire la sicurezza delle forniture internazionali di gas, oltre che al potenziamento delle infrastrutture, soprattutto gasdotti e terminali LNG. Un’attenzione, anche mediatica, che nelle ultime settimane vede il TAP (Trans Adriatic Pipeline) al centro delle cronache.

Anche perché la posizione geograficamente strategica del nostro Paese potrebbe condurre l’Italia a divenire un hub strategico per la distribuzione del gas in Europa.

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