I pericoli del brevetto europeo

Brevettare una propria invenzione o un'innovazione significativa del processo produttivo rappresenta un'esigenza per le aziende che vogliano tutelare il proprio patrimonio intellettuale. In realtà, malgrado la forte capacità innovativa, le aziende italiane solo raramente utilizzano un simile strumento per proteggersi. Lo dimostra il fatto che, nel 2011, l'Italia ha depositato 4.879 domande di brevetto europeo. Mentre sono 6.464 le domande britanniche, 12.107 quelle francesi e ben 47.404 le domande sottoscritte dai tedeschi.
Il dato negativo, come spiegano gli stessi imprenditori, è influenzato dai costi e dalla complessità di una procedura che non sempre tutela adeguatamente le Pmi.
Alla luce di queste considerazioni, è stato apprezzato il Regolamento 1257/2012, che definisce la creazione di un brevetto unitario, con efficacia estesa all'intera Europa, e la relativa Corte Centralizzata. Le imprese italiane eviterebbero infatti la moltiplicazione dei costi di convalida dei brevetti e dovrebbero instaurare una sola causa per dirimere eventuali controversie. La stessa Confindustria, infatti, si è dichiarata favorevole, proprio in considerazione dei possibili risparmi.
L'Italia, però, si è opposta al regolamento, lamentando il fatto che le domande di brevettazione debbano essere scritte in francese, inglese o tedesco. In realtà, il problema principale per le aziende italiane di piccole e medie dimensioni, con limitata esperienza nel settore, potrebbe essere quello di riuscire a difendersi a fronte di contestazioni di concorrenti stranieri. Un eventuale contenzioso, infatti, potrebbe essere aperto in una sede della Corte fuori dai confini italiani. Una situazione che comporterebbe costi e i disagi connessi a dover affrontare il processo in un Paese estero e in una lingua diversa dalla propria.

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