La chimica italiana sta ripartendo

"Il Governo non intende smantellare la chimica in Italia. Pur nel rispetto dell'autonomia gestionale dell'Eni, seguiremo con attenzione gli sviluppi del piano affinché si realizzi un progetto solido che dia prospettive di crescita e occupazionali". Alla luce dei piani di valorizzazione di Eni su Versalis e delle eventuali partnership, il ministro Guidi si è impegnato a valutare le opportunità che assicurino prospettive alla chimica, un settore definito strategico per il Paese.

In attesa degli interventi politici, Federchimica ha diffuso una serie di dati relativi all'andamento del settore nel nostro Paese. Si tratta di numeri relativamente positivi, anche in virtù del fatto che, nel 2016, la domanda mondiale nel segmento chimica manterrà un ritmo di espansione piuttosto stabile e pari al 2,5%. Più lenta, invece, la crescita in Europa, dove si attende un miglioramento compreso tra l’1,0 e l’1,5%, dopo un 2015 in modesta espansione (+0,5%).

Sempre secondo Federchimica, inoltre, la “ripresa dell’industria manifatturiera rimarrà condizionata dall’incertezza, il cambio euro/dollaro sosterrà le esportazioni e mitigherà la pressione dell’import insieme ai bassi corsi del petrolio che ridimensionano il vantaggio di costo delle produzioni alimentate a gas, nord-americane e medio-orientali”.

A livello nazionale, nel 2015 la produzione chimica in Italia evidenzia un recupero, che vede per la prima volta segnali di risveglio della domanda interna. L’avvio della ripresa appare consolidato in alcuni settori clienti (auto, ma anche plastica, cosmetica e alimentare), mentre rimangono in negativo altri importanti comparti come il tessile-cuoio e le costruzioni.

Nel 2016, secondo gli esperti dell'associazione, la crescita della produzione potrà consolidarsi all’1,4% nell’ipotesi che il quadro internazionale non porti a una più brusca frenata degli Emergenti o all’arresto della ripresa europea.

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