La siderurgia italiana agli stranieri

"Difendere l'industria siderurgica italiana, e l'occupazione che garantisce, perché l'acciaio è una produzione essenziale per l'economia nazionale, alla quale il Paese non può in alcun modo rinunciare”. A poche ore dalla firma dell'accordo che ha determinato il ritiro della procedura di mobilità per Ast-ThyssenKrupp di Terni, il Ministro Guidi ha ribadito con queste parole la centralità della produzione dell'acciaio in Italia.
Secondo il Ministro, infatti, per un Paese industrializzato come il nostro il settore siderurgico è una condizione indispensabile e imprescindibile affinché il prodotto interno lordo nazionale possa tornare a crescere a ritmi sostenuti. Il Governo si è quindi detto “fortemente impegnato” a raggiungere questo obiettivo, anche nel suo ruolo di presidente di turno dell'Unione europea.
In particolare, per quanto riguarda i principali impianti in difficoltà, a Terni, l'obiettivo è quello ci raggiungere, entro un mese, un accordo che dia un “futuro sostenibile al gruppo Ast".
Diversa la situazione dell'Ilva di Taranto, dove un'intesa con il sistema bancario sta consentendo la prosecuzione dell'attività del maggior impianto siderurgico italiano, con il pagamento delle spettanze ai lavoratori e ai fornitori. Nel frattempo continua, però, la ricerca di un partner forte, che vede in prima fila Arcelor Mittal, anche se altri gruppi hanno manifestato il proprio interesse. Si tratta, indubbiamente, di una fase delicata, in quanto sono necessari ingenti investimenti per il rilancio.
Per quanto riguarda il gruppo Lucchini, infine, sono in corso trattative con l'indiana Jindal, interessata agli asset di Piombino, mentre il gruppo Arvedi sta definendo il controllo di Ferriera di Servola, a fronte di un piano di investimenti da 172 milioni.

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