Origine degli alimenti in etichetta, cancellato il regolamento italiano

A poche settimane dall'entrata in vigore dei regolamenti italiani che obbligano a indicare in etichetta il Paese di produzione di una serie di alimenti, come pomodoro, riso, pasta e carne, la Commissione Europea ha varato una norma completamente diversa. Il nuovo regolamento, approvato anche dall'Italia, lascia infatti molta flessibilità sulla portata geografica del riferimento all'origine, al punto che il produttore può limitarsi a indicare genericamente “Ue” o “Non Ue”. Non sarà invece applicato ai prodotti Dop, Igp e Stg e nemmeno a quelli a marchio registrato.
Gli effetti, ancora da valutare, non saranno comunque immediati, in quanto il regolamento entrerà in vigore dopo tre giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ue e si applicherà dall'aprile 2020. Sino a quella data, quindi, restano validi gli obblighi attualmente in vigore.
Diverse le reazioni dei soggetti coinvolti in Italia. L'associazione degli industriali del dolce e della pasta italiane, infatti, ritiene che questo possa essere addirittura un vantaggio per la “competitività internazionale della pasta italiana”.
Molto critica, al contrario la posizione di Condacons, secondo cui questa scelta impedirà ai cittadini di conoscere la reale provenienza delle materie prime. Un'opinione condivisa da Coldiretti: “Il regolamento non fornisce una risposta alle richieste di trasparenza dei cittadini. Questo progetto non è nemmeno sufficientemente ambizioso per risolvere il problema di informare senza fuorviare sulla vera origine dell’ingrediente primario quando è diverso da quello fornito per il prodotto principale. Essendo un sistema volontario, chiediamo alla Commissione europea di offrire molta meno flessibilità al fine di ridurre le deroghe e migliorare la coerenza dell’etichetta”.
Stupisce, al contrario, il silenzio dei ministeri delle Politiche Agricole e dello Sviluppo Economico che, dopo aver presentato come motivo di vanto l'obbligo delle etichette, che garantiscono ai cittadini “il diritto di conoscere con chiarezza l'origine delle materie prime degli alimenti che finiscono sulle loro tavole”, hanno avvallato un regolamento europeo che va in direzione completamente opposta.

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